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Nel 2017 saranno più di 400.000 i robot installati in Cina

La Cina supererà l’Unione Europea e il Nord America entro il 2017 come numero di robot installati in ambito industriale: questo è quanto emerso dalla Statistica Mondiale dei Robot del 2014 stilata dall’IFR. E l’Italia? Il nostro Paese non sta certo a guardare, visto che lo scorso anno sono stati venduti ben 5.183 robot antropomorfi pari a un incremento del 48% rispetto all’anno precedente che era stato considerato da tutti positivo.    
di Fabrizio Garnero

Aprile 2015

E

ntro il 2017, ci saranno più robot in funzione negli stabilimenti di produzione cinesi che in quelli europei o nordamericani. La quantità delle unità operative in Cina raddoppierà, portando il loro numero totale dalle 200.000 unità di oggi a più di 400.000 robot installati.
Per fare un confronto: in Nord America, la quantità di unità aumenterà fino ad arrivare a circa 300.000, mentre il numero previsto per le cinque principali economie europee è di 340.000 robot. Questo è quanto indicato nella Statistica Mondiale dei Robot del 2014 stilata dall’IFR, Federazione Internazionale della Robotica.

È già il più grande mercato al mondo per i robot industriali
La Cina rappresenta già il più grande mercato al mondo per quanto riguarda la vendita di robot industriali, ma questo non costituisce che il primo passo in un rapido gioco di recupero.
Se si considera la densità robotica della Cina, ancora molto bassa, appare evidente quali saranno le future dimensioni del suo mercato: attualmente, la Cina possiede solo 30 robot industriali ogni 10.000 dipendenti che lavorano all’interno delle industrie manifatturiere. Per fare un confronto: la densità robotica della Germania è di dieci volte più alta, mentre in Giappone arriva a essere addirittura undici volte più alta. In Nord America la densità robotica è cinque volte più alta di quella della Cina, dove la maggioranza dei robot industriali viene usata per operazioni di movimentazione (40%) e di saldatura (36%). L’industria automobilistica rappresenta di gran lunga il maggiore cliente di robot industriali (costituendo circa il 40% del suo mercato).

I robot cinesi, per ora, si rivolgono alla fascia medio bassa del mercato
“L’automazione degli stabilimenti produttivi cinesi è appena iniziata,” afferma Per Vegard Nerseth, amministratore delegato di ABB Robotics. “In qualità di primo produttore straniero di robot ad arrivare in questo Paese, è da anni che osserviamo il mercato e i suoi sviluppi. Questo ci ha permesso di essere testimoni della sua crescita rapida, quasi “esplosiva”, degli ultimi due o tre anni; un trend che ha superato persino le nostre aspettative”.
Anche Kuka e due costruttori giapponesi di robot hanno attualmente degli stabilimenti produttivi localizzati in questo Paese. Su ogni cinque robot industriali presenti in Cina, quattro sono di produzione straniera: la maggioranza da fabbricanti giapponesi, nordamericani e europei. Tuttavia, molti costruttori stanno pensando di creare delle linee di produzione in Cina.
Allo stesso tempo, il Governo cinese sta proseguendo la sua ricerca nel campo della robotica e i suoi partner principali sono ancora una volta i più importanti produttori stranieri di robot. I produttori cinesi, invece, hanno concentrato la loro attenzione su clienti soddisfatti di una qualità media e di tecnologie non particolarmente sofisticate. Tuttavia, questo segmento di mercato ha più che triplicato le vendite rispetto al 2012.

Il robot amico dell’uomo
Prendendo spunto dalla situazione cinese, che - come per ogni altro ambito tecnologico e industriale - merita di essere costantemente monitorata, vale sicuramente la pena spendere qualche parola sulla realtà della robotica nel nostro Paese e sottolineare come, nel 2014, sia stato “sfondato”, per la prima volta in assoluto, il tetto delle 5.000 unità vendute. Si tratta di un dato molto positivo principalmente per due motivi. Innanzitutto perché conferma il ruolo di protagoniste che svolgono le numerose società e aziende operanti nel comparto della robotica italiana, in cui sono presenti tutti i principali produttori di robot internazionali, ma anche numerosi integratori, da molti considerati i migliori a livello europeo se non addirittura mondiale. Il secondo motivo riguarda invece il fatto che, a dispetto di alcuni articoli un po’ “faziosi” usciti nei mesi scorsi su alcuni quotidiani nazionali secondo cui i robot sottraggono lavoro, creando disoccupazione, più robot installati significano invece più lavoro anche per l’uomo. Di fatto, dove vengono impiegati i robot l’uomo trae beneficio innanzitutto perché sollevato da incarichi pesanti e poi perché, ottimizzando e snellendo i cicli produttivi, si produce efficienza e, di conseguenza, un incremento produttivo che il più delle volte produce un aumento di produttività e lavoro che porta a nuove assunzioni. Non è una legge matematica certa, ma una logica conseguenza e un dato ormai suffragato da numerosi casi industriali in cui il robot si è rivelato il miglior amico dell’uomo in fabbrica anziché un rivale. E se lo stanno capendo anche in Cina …

Buone prospettive fino al 2017
Ma dopo un anno record così importante come il 2014, quali sono le prospettive per il mondo della Robotica nel 2015? Positive è sicuramente la risposta; certo è che una prestazione di vendita come quella che ha caratterizzato lo scorso anno è difficilmente ripetibile nonostante le autorevoli fonti del mondo della Robotica, quali l’International Federation of Robotics e SIRI, segnalino il comparto in continua crescita fino al 2017, anno in cui, come detto in apertura, la Cina supererà tutti come numero di robot installati nelle proprie industrie. Le previsioni parlano di una crescita costante pari al +6% per l’Europa, cui corrisponde un +5% per l’Italia. Una percentuale bassa se paragonata al +48% dell’anno scorso, ma piuttosto importante se confrontata con le percentuali previste per Paesi come la Germania (+3% previsto), il Nord America e il Giappone (5%) e la Corea (3%).
Certo, la maggior vicinanza di questi ultimi a realtà del calibro di Taiwan (+15% di crescita previsto), India (+26%), Tailandia (+19%) e la stessa Cina (+26%) può costituire uno svantaggio competitivo per le realtà nostrane che vorranno o dovranno andare a competere anche sui quei mercati, ma resto convinto che il saper fare, l’esperienza e il know how che le contraddistingue farà la differenza, in positivo.

 

 

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