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Monday, 18 Dicembre 2017

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Chi ha paura dei robot?

Un momento dell’incontro del 12 ottobre. / A moment of the meeting held  on October 12th. Un momento dell’incontro del 12 ottobre. / A moment of the meeting held on October 12th.

L’Associazione italiana di robotica e automazione SIRI, insieme a UCIMU - Sistemi per Produrre e alla nostra rivista, Deformazione, ha promosso lo scorso 12 ottobre un momento di confronto con l’obiettivo di mettere un po’ d’ordine in un dibattito troppo spesso inquinato da voci allarmistiche sulla presunta incompatibilità tra robotizzazione industriale e aumento dei posti di lavoro. Dati e statistiche, ma soprattutto la testimonianza di alcune importanti aziende utilizzatrici di robot, suggeriscono invece che l’automazione può innescare un circolo virtuoso che porta non solo a un incremento di produttività e competitività, ma anche alla creazione di nuovi posti di lavoro.

di Fabrizio Dalle Nogare

Novembre 2017

“I robot rubano il posto ai lavoratori nell’industria”. Quante volte abbiamo sentito, o letto, una frase del genere, specialmente negli ultimi mesi? Non poche, di certo. Intorno a quella che sta diventando una questione cruciale, anche dal punto di vista sociale, si sta sviluppando un dibattito acceso, e spesso aspro, tra due posizioni estreme: i “tecnofobici”, che vedono l’automazione come fumo negli occhi, e quelli che potremmo definire “tecno-entusiasti”, pronti a sostenere l’automatizzazione dei processi a ogni costo. Nella terra di mezzo tra questi due estremi, si può trovare spazio per un momento di riflessione, confronto e dibattito. Partendo da dati oggettivi elaborati da fonti autorevoli e, soprattutto, ascoltando con attenzione le esperienze concrete di chi, i robot, li utilizza quotidianamente nei suoi processi produttivi. È proprio questo che SIRI, l’Associazione italiana di robotica e automazione, insieme alla nostra rivista, Deformazione, organo ufficiale dell’Associazione e a UCIMU - Sistemi per Produrre ha cercato di fare, organizzando lo scorso 12 ottobre una tavola rotonda che ha visto una grande partecipazione da parte di giornalisti e addetti ai lavori.

L’Italia come paese centrale nel mondo della robotica
“Dopo due anni di crescita importante, il mercato dei robot in Italia nel 2016 si è stabilizzato, con un leggerissimo calo dovuto principalmente al fatto che non ci sono stati grandi investimenti nell’automotive, mentre altri settori sono cresciuti notevolmente”, ha detto Domenico Appendino, Presidente SIRI, che ha aperto i lavori. “L’Italia rimane un paese fondamentale a livello globale nella robotica: è il settimo per robot venduti, il secondo in Europa dopo la Germania, nonché l’ottavo nel mondo per densità robotica (numero di robot industriali in azione in rapporto ai lavoratori, ndr)”. Il Presidente SIRI ha anche elencato alcuni studi, condotti da primari centri di ricerca europei e americani sia in paesi industrializzati che in economie emergenti, i quali confermano come non ci sia alcuna correlazione tra numero di robot in azione e tasso di disoccupazione. Tutt’altro. “L’automazione innesca un circolo virtuoso nel mondo del lavoro: sostanzialmente, i robot creano posti di lavoro, oltre a incrementare la produttività e la competitività delle aziende. Si stima che l’automazione abbia portato a un aumento netto di 10 milioni di posti di lavoro nell’area UE tra il 1999 e il 2011”.

Come l’automazione può favorire il re-shoring
Domenico Appendino ha anche sottolineato il ruolo dell’automazione nel fenomeno del cosiddetto re-shoring, che sempre più aziende stanno mettendo in atto. “Riportare la produzione, e quindi il lavoro, nel luogo di origine crea fertilità non solo industriale, ma anche culturale e di ricerca nel settore, benefici ancora più rilevanti se si pensa ai periodi caratterizzati da decentralizzazione e delocalizzazione verso paesi dove il costo del lavoro è inferiore”.
Arturo Baroncelli, past president e oggi membro dell’executive board dell’IFR, la federazione internazionale di robotica, ha sciorinato alcune cifre aggiornate che contribuiscono a rendere l’idea di quanto sia “robotizzata” l’industria a livello globale. “Ogni anno si vendono nel mondo circa 300.000 robot industriali, con un trend che continua a essere positivo dal 2009 e che dovrebbe assumere tassi di crescita importanti (+15/18%) da qui al 2020”, ha detto Baroncelli. “Di questi robot, circa 190.000 sono venduti in Asia, con la Cina che si conferma al primo posto tra i paesi utilizzatori e che, se analizziamo la densità di robot, ancora piuttosto bassa rispetto ad altre nazioni, ha un potenziale enorme per il prossimo futuro. L’Italia, settima tra i maggiori utilizzatori, rimane centrale nel panorama globale: è una delle culle della robotica nel mondo”.

Da 170 dipendenti, agli attuali 250
Ma cosa dicono gli imprenditori che hanno fatto ricorso all’automazione robotizzata nei loro stabilimenti produttivi? A queste testimonianze era dedicata la parte centrale dell’incontro, forse la più significativa. Cristian Locatelli, direttore generale di Camozzi Digital, divisione del Gruppo bresciano Camozzi, ha raccontato in particolare le dinamiche generate in azienda dopo l’introduzione dei robot collaborativi - il modello YuMi di ABB, nello specifico - nel reparto di produzione dei componenti pneumatici. “Crediamo fermamente nell’apporto delle persone alla crescita dell’azienda - ha detto Locatelli - e per questo ci interessava vedere come i nostri dipendenti avrebbero accolto i robot. Ci siamo resi presto conto che - grazie anche alla presenza dei robot, che sgravano i lavoratori da compiti ripetitivi - c’è ora più spazio per il confronto continuo, sia tra figure diverse all’interno dell’azienda che tra persone che appartengono a generazioni differenti. Il maggior coinvolgimento dei lavoratori nel processo decisionale dell’azienda è fonte di grande beneficio a tutti i livelli”. Multitel Pagliero è un’azienda specializzata nella produzione di piattaforme di lavoro aereo da montare sugli autocarri: strutture solide, che devono anzitutto garantire massima sicurezza a chi lavora in quota. “Il nostro approdo alla robotica è abbastanza recente: risale al 2013, quando abbiamo aperto un nuovo stabilimento e deciso di investire in tre robot di saldatura”, ha raccontato l’AD Renzo Pagliero parlando delle sue tre celle Panasonic realizzate da Roboteco-Italargon. “L’abbiamo fatto per diverse ragioni, tra cui la difficoltà nel reperire saldatori altamente specializzati, il livello di pericolosità legato alla saldatura, ma anche l’esigenza di affrontare la concorrenza globale. A qualche anno di distanza, un dato parla da solo: prima di iniziare il programma di investimenti avevamo 170 dipendenti, oggi siamo in 250”.

La strada dell’automazione per essere competitivi nel mondo
Newform produce rubinetteria di design, puntando forte sulla qualità dei prodotti. La decisione di automatizzare la produzione ha seguito un percorso ben definito. “La crisi ha implicato la necessità di contenere i costi - ha spiegato l’AD Marco Galvan - così abbiamo scelto di ascoltare le persone, rendendoci conto delle potenzialità dei lavoratori. Sono stati loro a richiedere i robot, visti come un ausilio alla produzione. Così abbiamo iniziato una collaborazione con Comau, installando 10 robot in appena 10 mesi. La qualità del prodotto - aspetto per noi fondamentale - è aumentata, così come la produttività. Inoltre, i robot hanno dato ai lavoratori la possibilità di avere più tempo per pensare ed elaborare soluzioni”. Ha invece sede a Numana, nelle Marche, l’azienda Omas, specializzata nella lavorazione di telaistica, lamiere e tubi conto terzi. Una realtà che, numeri alla mano, dimostra di credere nella robotica e nell’automazione: a fronte di 120 dipendenti, infatti, sono ben 35 le celle robotizzate, di varie tipologie e natura, installate in azienda. “Abbiamo scelto la strada dell’automazione per essere davvero competitivi sul mercato mondiale, visto che lavoriamo per aziende multinazionali” ha spiegato l’ingegner Marco Grilli, AD di OMAS. “Specialmente in un settore come quello della carpenteria, la sicurezza è un elemento di primaria importanza per operare in condizioni ottimali e i robot, anche da questo punto di vista, ci forniscono ottime garanzie”.

Quando automazione e robot fanno rima con flessibilità
Per Sabaf - produttore di componenti per apparecchi domestici per la cottura a gas, con cinque stabilimenti produttivi tra Italia, Brasile, Turchia e Cina - la robotizzazione nasce dall’esigenza di ripetibilità assoluta, innanzitutto. “Il primo robot è entrato in azienda nel 1994 - ha detto il direttore tecnico Massimo Dora - e oggi sono più di 100 i robot installati non solo in Italia, ma anche all’estero. Vogliamo, infatti, esportare il modello produttivo italiano nel mondo”.
Rispetto anche solo a pochi anni fa, è nettamente cambiata l’organizzazione della produzione: dal 2008, a fronte di un incremento dei codici, si è praticamente dimezzato il lotto medio. Deriva anche da qui la necessità di una produzione assolutamente flessibile, e l’automazione può venire in soccorso. “Dal 2013 a oggi abbiamo investito circa 4 milioni di euro in robot e altri 8 milioni nella loro integrazione con i sistemi aziendali esistenti. Risultato: anche grazie all’automazione abbiamo registrato un incremento della produttività, delle quantità e anche del personale”. Come cambia, dunque, il ruolo dei lavoratori con l’introduzione sempre più spinta dei robot? “Oggi le persone si dedicano soprattutto a compiti di supervisione ad alto valore aggiunto”, prosegue Dora. “Se un operatore dedica l’80% del suo tempo alla supervisione di una macchina o di un impianto, ha più tempo per pensare ed elaborare strategie”.

L’azienda intelligente non funziona senza lavoratori intelligenti
“La fine del lavoro è una fake news”. Con questo lapidario commento, il segretario generale della FIM-CISL, Marco Bentivogli, ha aperto la tavola rotonda volta ad approfondire le tematiche e i settori su cui più impatta la robotica. “Oggi, in tanti alimentano la paura, sugli organi di stampa e nel dibattito pubblico, ma bisogna combattere la tecnofobia. La quarta rivoluzione industriale - ha proseguito Bentivogli - è una grandissima opportunità per l’industria italiana e presuppone un investimento straordinario sulle competenze. Infatti, l’azienda intelligente non funziona senza lavoratori intelligenti e, aggiungo, occorre che anche il sindacato sia intelligente”. Ovviamente, un ruolo centrale in questo quadro evolutivo è quello della formazione, la strada maestra per sviluppare e veicolare le competenze. Secondo il segretario della FIM-CISL, “spesso, in Italia, la formazione è stata condotta male per tante ragioni, col risultato che non sempre gli stessi lavoratori considerano importante partecipare ai corsi di formazione. Occorre, invece, avere il coraggio di fare formazione di qualità, partendo dai progetti di alternanza scuola/lavoro, che in molti casi hanno permesso, a mondi che per tanto tempo non si sono parlati, di ricominciare a dialogare”.

Alternanza scuola/lavoro: uno strumento da sfruttare al meglio
A proposito di formazione, due rappresentanti autorevoli del settore - Sigfrido Pilone, direttore dell’Assocam Scuola Camerana, ITS Meccatronica Torino e Fossano, e Raffaele Crippa, direttore dell’ITS Lombardia Meccatronica - hanno offerto il loro contributo alla discussione, ribadendo anche l’importanza dell’alternanza scuola/lavoro. “Oggi chi entra in un’azienda deve saper condividere le informazioni, lavorare all’interno di un team. Pur essendo comunque fondamentale, non basta più la competenza strettamente tecnica. Per questo cerchiamo di insegnare ai ragazzi a lavorare sulle soft skill e, soprattutto, a essere flessibili”, ha detto Pilone. Partendo dai pensieri che alcuni studenti hanno affidato ai loro temi di maturità riguardo l’impatto dell’automazione sul lavoro, Raffaele Crippa ha sottolineato la percezione sostanzialmente positiva che i giovani mostrano, unita alla fiducia nello sviluppo della tecnologia, aggiungendo che “gli ITS si propongono di colmare il divario tra gli istituti tecnici e le facoltà di ingegneria. Sono percorsi di formazione che nascono dal territorio e dalle richieste concrete delle imprese. Ne sono prova gli altissimi tassi di occupazione che si registrano tra i neo diplomati, specialmente in un settore, come quello della meccatronica, dove in alcuni casi sfiorano il 100%”. Si è parlato, grazie all’intervento dell’avvocato Andrea Bertolini dell’istituto DIRPOLIS della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, anche dell’impatto legale della robotica, le cui istanze in tema di regolamentazione sono oggetto di approfondimento, attualmente, da parte dell’UE, con il Parlamento e la Commissione ad affrontare la questione. L’obiettivo è migliorare il grado di standardizzazione, a livello europeo, nella regolamentazione di un mondo sempre più rilevante come quello della robotica.


Who Is Afraid of robots?
The Italian robotics and automation association, SIRI, working in partnership with UCIMU - Sistemi per Produrre and our magazine, Deformazione, promoted on October 12th an occasion for discussion with the aim of sorting things out in a debate which all too often is contaminated by disquieting rumours regarding the alleged incompatibility between industrial robotisation and increase in jobs. Data and statistics, but above all the experience of some important companies which use robots, suggest on the contrary that automation may set up a virtuous circle which does not only lead to an increase in productivity and competitiveness, but also to the creation of new jobs.

“Robots steal the jobs of industry workers”. How often have we heard, or read, such a sentence, especially during the past few months? Quite often, definitely. Regarding what is becoming a crucial issue, even from a social standpoint, an intense and often bitter debate is developing between two extreme fields: “technophobes”, who consider automation a plague, and those whom we could define “techno-fans”, willing to uphold process automation at all costs.
Somewhere between these two extremes, there can be room for a moment of reflection, discussion and debate. Starting with objective data processed by authoritative sources and, above all, listening attentively to those who use robots daily in their production processes. This is exactly what SIRI, the Italian automation and robotics association, in partnership with our magazine, Deformazione, the official organ of the association, and with UCIMU - Sistemi per Produrre, tried to do, by organizing on October 12th a round table which was attended by many journalists and trade operators.

Italy as a central country in the robotics world
“After two years of relevant growth, the robot market in Italy in 2016 became stable, with a very small decrease due mainly to the fact that there have been no large investments in the automotive industry, while other segments grew considerably”, Domenico Appendino, SIRI’s President, stated opening the works. “Italy is globally a fundamental country in robotics: it is the seventh in terms of robots sold, the second in Europe after Germany, and the eighth in the world in terms of robot density (ratio of number of functioning industrial robots to workers - editor’s note)”. SIRI’s President also listed some studies, carried out by primary European and American research centres, both in industrialized countries and in developing economies, which confirm that there is no link between the number of functioning robots and the unemployment rate. Far from it. “Automation starts off a virtuous circle in the employment world: basically, robots create jobs, besides increasing companies’ productivity and competitiveness. It is estimated that automation led to a net increase of 10 million jobs in the EU area between 1999 and 2011”.

How automation can encourage re-shoring
Domenico Appendino also underlined the role of automation in the so-called re-shoring phenomenon, which more and more companies are enacting. “Bringing production, and therefore jobs, back to its birthplace, creates fertility in the industry, not just industrially, but also culturally and from a research standpoint, and these benefits are even more relevant considering the periods characterised by decentralization and relocation towards countries where the cost of labour is lower”. Arturo Baroncelli, past president and current executive board member of IFR, the international robotics federation, provided some updated figures which contribute to clarify how “robotised” the global industry is. “Every year roughly 300,000 industrial robots are sold, with a trend which has been constantly positive since 2009 and which should reach relevant growth rates (+15/18%) from now to 2020”, Baroncelli said. “Out of these robots, roughly 190,000 have been sold in Asia, with China reaffirming its status as the leader among countries using robots and showing an enormous potential for the near future considering the robot density which is still rather low with respect to other nations. Italy, seventh in the ranking list of nations using most robots, remains central in the worldwide scenario: it is one of the cradles of robotics in the world”.

From 170 employees to the current 250
What do entrepreneurs say about their resorting to robotised automation in their production plants? These speeches took up the central part of the meeting, possibly the most significant one. Cristian Locatelli, general manager of Camozzi Digital, a division of the Brescia-based Camozzi group, provided details of the dynamics generated in the company following the introduction of collaborative robots - ABB’s YuMi model, to be more precise - in the hydraulic component production department. “We firmly believe in the contribution of persons to the company’s growth - Locatelli stated - and this is why we were interested in finding out how our employees would have welcomed robots. We realised that - even on account of the presence of robots, which relieve workers from repetitive tasks - there is now more room for continuous dialogue, both between different roles within the company and between persons who belong to different generations. The greater involvement of workers in the company’s decision process is a source of great advantages at all levels”.
Multitel Pagliero is a company which is specialized in the production of platforms for aerial work to be mounted on trucks: solid structures, which must above all guarantee security to those working high up in the air. “Our approach to robotics is relatively recent: it dates back to 2013, when we opened a new plant and decided to invest in three welding robots”, Managing Director Renzo Pagliero explained, while talking about his three Panasonic cells produced by Roboteco-Italargon. “We did it for several reasons, among them the difficulty in finding highly specialized welders, the degree of danger involved in welding, but also the need to tackle global competition. A few years later, one figure speaks for itself: before beginning this investment program we had 170 employees, now there are 250 of us”.

Automation, the way to global competitiveness
Newform produces design faucets, focusing sharply on product quality. The decision of automating production followed a very precise course. “The downturn implied the need to contain costs - Managing Director Marco Galvan explained - so we decided to listen to people, acknowledging workers’ potential. They were the ones who asked for robots, viewed as a help in production. So we began to cooperate with Comau, installing 10 robots in just 10 months. Product quality - an essential aspect for us - improved, just like productivity. Besides, the robots provided workers with the opportunity of having more time to think and develop solutions”. Numana, in the Marche region, is home to Omas, a company specialized in third-party machining of chassis, sheet metal and pipes. This concern has figures it can show to prove that it believes in robotics and automation: it has120 employees and 35 robotised cells, of various types and nature, installed in the company. “We chose automation to be really competitive on the global market, since we work for multinational companies” Marco Grilli, Managing Director of OMAS, explained. “Especially in a sector such as carpentry, safety is of primary importance to operate under optimal conditions and robots, even from this standpoint provide excellent guarantees.”

When automation and robots go hand in hand with flexibility
According to Sabaf - a manufacturer of components for household gas cooking appliances, with five plants spread out over Italy, Brazil, Turkey and China - robotisation stems from the need for absolute repeatability, first and foremost. “The first robot was purchased by the company in 1994 - the technical manager, Massimo Dora, explained - and now there are more than 100 robots installed, not just in Italy but abroad too. We intend exporting the Italian production system to the rest of the world”. With respect to just a few years ago, the organization of production changed considerably: compared to 2008, while the number of references increased, the size of the average lot is practically one half of what it was. This, too, led to the need for an absolutely flexible production, and automation may come to the rescue. “As from 2013 we invested about 4 million euros in robots and another 8 million in their integration with existing company systems. As a result, even thanks to automation, we recorded an increase in productivity, quantities and in the number of employees too”. What changes occur in the role of workers with the ever-increasing introduction of robots? “Nowadays persons mainly perform high added value supervision tasks”, Dora continues. “If operators dedicate about 80% of their time to the supervision of a machine or a plant, they have more time to think and elaborate strategies”.

A smart company cannot work without smart workers
“The end of work is a fake news”. With this curt remark, the FIM-CISL Secretary-General, Marco Bentivogli, opened the round table aimed at analysing in depth the themes and sectors which robotics affects the most. “Today, many foster fear on the media and in public debates, but tecnophobia should be fought. The fourth industrial revolution - Bentivogli continued - is a great opportunity for the Italian industry and implies an extraordinary investment on knowledge. A smart company cannot work without smart workers, and, I must say, the trade union should be smart too”. Of course, a central role in this evolving scenario is training, the main road to develop and circulate competence. According to the FIM-CISL Secretary, “often, in Italy, training was performed poorly for many reasons, with the result that workers themselves do not always consider it important to go through training. It is necessary to have the courage to provide quality training, beginning with projects which alternate school and work, which in many cases allowed environments which were separated for a very long time to resume a dialogue”.

Alternating school and work: a project which should be fully exploited
Regarding training, two authoritative representatives of this sector - Sigfrido Pilone, the director of the Assocam Scuola Camerana, ITS Meccatronica Torino and Fossano schools, and Raffaele Crippa, director of the ITS Lombardia Meccatronica school - provided their contribution to the discussion, also underlining the importance of alternating school and work. “Nowadays those who join a company must know how to share information and work within a team. While essential, strictly technical knowledge is no longer enough. This is why we try to teach our students to work on their soft skills and, above all, to be flexible”, Pilone said. Taking the cue from the thoughts which some students expressed in their graduation essays regarding the impact of automation on jobs, Raffaele Crippa underlined the basically positive perception which young people show, along with trust in the development of technology, adding that “ITS intends filling the gap between technical schools and engineering faculties. They provide training which stems from the territory and the concrete demands of the companies. This is shown by the very high employment rates recorded among recent graduates, especially in a segment, such as mechatronics, where in some cases they almost reach 100%”. The speech provided by Andrea Bertolini, form the DIRPOLIS Institute of the Sant’Anna di Pisa Graduate School, introduced the topic of the legal impact of robotics, whose demands in terms of regulation are still being analysed by the EU, with the Parliament and Commission dealing with the issue. The objective is improving the degree of standardization, at a European level, in regulating an increasingly relevant sector such as robotics.

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