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Wednesday, 15 Agosto 2018
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Nuova sede e Industria 5.0: il percorso continua

Il 13 marzo scorso Universal Robots ha ufficialmente inaugurato la nuova sede italiana a Torino. Moderna e funzionale, sarà il punto di riferimento per le attività di vendita nel nostro paese dei robot collaborativi prodotti dal gruppo danese, che guarda con fiducia al futuro sostenuto da un ritmo di crescita del 72%. Perché non ci sono realtà produttive troppo piccole, né troppo grandi,
per accogliere i cobot, che saranno protagonisti nell’industria del prossimo futuro di una cooperazione  uomo-robot sempre più efficiente.

di Fabrizio Dalle Nogare

Aprile 2018

A due passi (letteralmente, o quasi) dal fiume Po, che taglia in due l’austera e operosa Torino, hanno trovato la loro “casa” italiana i cobot per eccellenza, cioè i robot collaborativi che l’azienda danese Universal Robots ha iniziato a produrre poco più di un decennio fa nel quartier generale di Odense con un obiettivo a dir poco ambizioso: rendere più democratico il processo produttivo. In che senso? “Nessuna realtà produttiva è troppo piccola, né troppo grande, per accogliere uno dei nostri cobot”, spiega Jürgen von Hollen, presidente di Universal Robots, intervenuto all’evento inaugurale della sede italiana, aggiungendo che “i robot collaborativi UR possono adattarsi praticamente a qualsiasi settore o applicazione automatizzabile”.

I numeri mostrano la bontà della strada intrapresa finora
Approfittando della sua presenza, abbiamo chiesto a von Hollen a che punto è, attualmente, il percorso di crescita dell’azienda danese. “Se consideriamo che il 90% dei potenziali utilizzatori della nostra tecnologia non è ancora consapevole delle possibilità che offrono i cobot, siamo soltanto all’inizio”, ci ha risposto.
Le idee per il prossimo futuro sono comunque piuttosto chiare. “La nostra specializzazione è la tecnologia. Vogliamo realizzare i nostri robot al meglio e continuare a focalizzarci solo sul braccio robotico: non intendiamo produrre sistemi di visione, sistemi di presa o altri end effector. E continueremo a puntare su quegli strumenti in grado di facilitare l’utilizzo dei nostri robot, come la piattaforma online gratuita di apprendimento UR Academy, che ha trovato l’interesse di oltre 20.000 utenti nel mondo, e l’ecosistema Universal Robots+. Infine, vogliamo offrire ai nostri clienti il miglior servizio possibile attraverso un’attrezzata rete di vendita e distribuzione”.
Alle intenzioni, più concretamente, si accompagnano i numeri, che sembrano mostrare la bontà del percorso intrapreso finora. L’aumento della domanda di robot collaborativi a livello mondiale ha portato UR a un fatturato di 151 milioni di euro nel 2017, in aumento del 72%. Un dato senza precedenti, secondo von Hollen, che ha fissato per il 2018 l’obiettivo di un’ulteriore crescita dei ricavi di almeno il 50%. “Il mercato dei cobot dovrebbe continuare a essere uno dei principali driver di crescita nel mercato dell’automazione. Entro il 2021 potrebbe raggiungere i 2 miliardi di dollari”, ha aggiunto.

Da Torino si coordinano le attività di vendita sul territorio nazionale
Anche in termini di personale, la crescita dell’azienda danese è stata impetuosa, finora. Erano 89 i dipendenti nel 2014, sono saliti a 470 nel 2017. Cui si aggiungono i quattro (ma dovrebbero presto raddoppiare) della filiale torinese, affidata al Sales Development Manager Alessio Cocchi. “Quello della presenza diretta di UR in Italia è un progetto partito poco meno di due anni fa e l’inaugurazione della nuova sede è sicuramente un momento importante, che certifica quanto di buono abbiamo fatto finora e mostra le potenzialità della robotica collaborativa nel mercato italiano. La scelta della città di Torino è tutt’altro che casuale: siamo in un territorio ricco di competenze e di importanti realtà di robotica e automazione industriale. Da qui intendiamo coordinare le attività di vendita su tutto il territorio nazionale, contando anche sull’apporto dei nostri distributori”, afferma Alessio Cocchi nelle vesti di padrone di casa.
“L’Italia è un mercato molto importante per Universal Robots - aggiunge il general manager South Europe & MEA, Jacob Pascual Pape - come dimostrano i numeri degli ultimi due anni. Considerato anche il tessuto industriale italiano e la presenza di moltissime PMI, ci aspettiamo una crescita notevole in Italia”.

Pronti per l’Industria 5.0 all’insegna dello human touch
E l’uomo? Visto che, per definizione, i robot collaborativi sono pensati per condividere l’area di lavoro con gli operatori nell’industria manifatturiera, era inevitabile affrontare un argomento - quello del ruolo dell’uomo nella fabbrica che verrà - che sta assumendo un connotato anche sociale. Nel suo intervento, il presidente von Hollen si è spinto a parlare di “Industria 5.0” come di uno scenario che restituisce il potere ai lavoratori e conferisce un significativo human touch alla produzione. “La cooperazione uomo-robot è una leva alla competitività. Crediamo fermamente che uomini e robot siano complementari e che la somma delle caratteristiche di ciascun attore porti a un reale miglioramento. La nostra concezione di industria del futuro mette l’uomo davvero al centro, anche in termini di condizioni di vita e di lavoro: oltre a garantire maggiore benessere ai lavoratori, affidare ai robot attività faticose e ripetitive favorisce lo sviluppo della creatività, il vero valore aggiunto dell’azione umana”.

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