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Friday, 24 Novembre 2017
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Continua l’andamento positivo del comparto

Secondo i dati di preconsuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU - Sistemi per Produrre, prosegue la crescita dell’industria italiana della macchina utensile, che ha registrato un incremento del 6,4% rispetto al 2015. Positivi anche i dati relativi al comparto deformazione (che ha registrato una crescita di +0,9%), ambito nel quale l’Italia ha consolidato il terzo posto nella classifica mondiale.

di Alberto Marelli

Settembre 2017

Continua a essere positivo il bilancio dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione che nel 2016 ha registrato un incremento per tutti i principali indicatori economici, ad eccezione dell’export.
Quinta tra i produttori, dopo la revisione della serie storica dei dati, effettuata dall’associazione statunitense, l’Italia si è confermata terza tra gli esportatori e ha guadagnato un posto nella classifica di consumo, dove si è posizionata quinta, a testimonianza della vivacità della domanda locale. Il trend positivo registrato dal 2014 proseguirà per tutto il 2017, anno in cui cresceranno produzione, export e consumo che, sostenuto anche dalle misure del Piano Nazionale Industria 4.0, trainerà sia le consegne dei costruttori sul mercato interno sia le importazioni. Nessun altro paese, tra i leader di settore, registrerà incrementi tanto significativi quanto quelli messi a segno dall’Italia. Questo, in sintesi, il quadro illustrato dal Presidente Massimo Carboniero, in occasione dell’annuale assemblea dei soci UCIMU - Sistemi per Produrre, a cui sono intervenuti: il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, in videoconferenza interattiva da Roma, e il vicepresidente di CONFINDUSTRIA nazionale con delega alla politica industriale, Giulio Pedrollo. Nel corso dell’assemblea, il ministro Calenda ha sottolineato l’importanza del Piano Nazionale Industria 4.0. “Se il Piano non prosegue per i prossimi dieci anni non serve assolutamente a nulla”, ha affermato il ministro che però non si è sbilanciato sulla proroga degli incentivi.

Nel 2016 la produzione è cresciuta attestandosi a 5.552 milioni di euro
Come emerge dai dati di preconsuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU - Sistemi per Produrre, nel 2016, la produzione è cresciuta a 5.552 milioni di euro, segnando un incremento del 6,4% rispetto all’anno precedente. Il risultato è stato determinato dal positivo andamento delle consegne sul mercato interno dei costruttori salite del 25,7%, a 2.300 milioni. L’export ha invece subito una battuta d’arresto. Sceso, del 4%, a 3.252 milioni di euro il valore delle esportazioni si è riportato sul livello del 2014, annullando del tutto l’incremento messo a segno nel 2015. Nel 2016, principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono risultati: Germania (377 milioni, +1%), Stati Uniti (352 milioni, -9,4%), Cina (315 milioni, -6,9%), Francia (224 milioni +23,2%), Polonia (137 milioni, +7,2%), Spagna (116 milioni, +14%), Messico (99 milioni, +29,3%), Turchia (87 milioni, -5,1%). Decisamente positivo il risultato del consumo che ha registrato, per il terzo anno consecutivo, un incremento a doppia cifra, attestandosi a 3.859 milioni di euro, il 15,3% in più rispetto al 2015.

La crescita dell’industria italiana troverà conferma anche nel 2017
Il positivo andamento dell’industria italiana di settore troverà conferma anche nel 2017, come emerge dai dati di previsione elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU. In particolare, la produzione salirà del 6,7%, a 5.925 milioni di euro. Il consumo si attesterà a 4.250 milioni di euro, il 10,1% in più rispetto al 2016, trainando sia le consegne dei costruttori sul mercato domestico, attese in crescita del 12% a 2.575 milioni, sia le importazioni (+7,5%). L’export tornerà di segno positivo: con un incremento del 3% raggiungerà il valore di 3.350 milioni di euro. L’andamento registrato dalle vendite di macchine utensili oltreconfine nei primi tre mesi dell’anno conferma la ripresa attesa. Il rapporto export su produzione, ridimensionatosi dal 2014 per effetto della ripresa della domanda italiana, scenderà ancora, attestandosi a quota 56,5%.

Nel 2017 cresceranno tutti gli indicatori economici, compreso l’export
Durante l’incontro, Massimo Carboniero ha commentato i risultati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU - Sistemi per Produrre. “In un contesto di generale arretramento dell’industria mondiale di settore, l’Italia ha mostrato di avere fiato e gambe per crescere, e crescere ancora, rispetto a quanto già fatto nel biennio precedente. In virtù di questo andamento, il fatturato del settore ha superato gli 8 miliardi di euro”.
“E nel 2017 - ha continuato Carboniero - le previsioni ci dicono che il nostro Paese farà ancora meglio: cresceranno tutti gli indicatori economici, compreso l’export, risultato già in recupero nel primo trimestre dell’anno, ma soprattutto crescerà ancora il consumo”. “D’altra parte - ha aggiunto il Presidente UCIMU - i provvedimenti contenuti nel Piano Nazionale Industria 4.0 hanno già prodotto i primi effetti come dimostrato dall’andamento degli ordini raccolti dai costruttori sul mercato italiano. Dopo il +22,2% del primo trimestre del 2017, l’indice degli ordini raccolti dai costruttori italiani sul mercato domestico nel secondo trimestre registra un incremento del 28,5% a conferma della tendenza ad acquisire nuovi macchinari e nuove tecnologie per la connettività degli impianti”.

Vivace il mercato nel secondo trimestre di quest’anno
Secondo i dati elaborati dal Centro Studi e Cultura di Impresa di UCIMU - Sistemi per Produrre, l’indice degli ordini di macchine utensili raccolti nel secondo trimestre 2017, ha registrato un incremento del 17,2% rispetto allo stesso periodo del 2016, per un valore assoluto dell’indice pari a 136,2 (Base 2010=100). Il positivo andamento è stato determinato sia dalla buona performance degli ordini raccolti dai costruttori italiani all’estero sia dall’ottimo riscontro ottenuto sul mercato interno. Più nel dettaglio, l’indice ordini esteri è cresciuto del 13,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un valore assoluto dell’indice pari a 124. Sul fronte interno, è proseguito il deciso trend di crescita dell’indice ordini risultato, nel periodo aprile-giugno 2017, in crescita del 28,5%, per un valore assoluto pari a 180,5. Su base semestrale, l’indice segna un incremento del 9,9%, per un valore assoluto pari a 162. Buono l’andamento degli ordini esteri cresciuti del 5,6% (valore assoluto 146,1); decisamente positivo l’indice ordini interni cresciuto del 24,8% rispetto ai primi sei mesi del 2016, per un valore assoluto pari a 208,4. “Nonostante ciò, neanche alla fine del 2017, ci dicono le previsioni, avremo recuperato tutto il terreno perduto negli anni della crisi. Il rilancio della competitività delle PMI manifatturiere è appena avviato, occorre tempo perché esse recepiscano i provvedimenti e avviino i piani di investimento”. “Per questo potrebbe essere utile trasformare il Superammortamento in provvedimento strutturale, anche per adeguare gli attuali coefficienti di ammortamento che non corrispondono più alla reale durata dei beni. Inoltre, a fronte di un grande interesse delle aziende a impegnarsi nella propria riorganizzazione in chiave digitale, sarebbe opportuno valutare l’inserimento dell’Iperammortamento anche nella prossima Legge di bilancio, prolungandone l’operatività di un anno rispetto agli attuali termini fissati”. “Non si tratta di snaturare la misura - ha continuato il Presidente di UCIMU - Sistemi per Produrre - si tratta di dargli l’agio necessario a produrre gli effetti sperati, anche perché l’attivazione di processi di digitalizzazione e interconnessione produrrà nel medio e lungo periodo nuovi e continui investimenti a tutto beneficio dell’economia del Paese e della competitività del manifatturiero italiano, favorendo anche l’inserimento di giovani risorse, in risposta all’esigenza delle aziende di disporre di nuove professionalità”. “Per questo - ha concluso Carboniero - consideriamo fondamentale il lavoro che sta svolgendo il Ministero dello Sviluppo Economico in materia di formazione, indispensabile perché la trasformazione attivata dalle macchine divenga reale. Ma ciò non è sufficiente. Occorre intervenire sulle politiche fiscali e contributive anzitutto con l’azzeramento del cuneo fiscale per i giovani lavoratori e un’ulteriore riduzione per tutti gli altri occupati”.

Lo stato di salute del mercato delle macchine utensili
Le caratteristiche strutturali dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione sono le medesime che si riscontrano nel sistema produttivo nazionale: imprese di ridotta dimensione, forte propensione all’export, elevata qualità dell’offerta. Secondo l’indagine condotta da UCIMU - Sistemi per Produrre, nel 2015 (cui sono riferiti i dati più recenti), il 55,4% delle imprese costruttrici di macchine utensili ha fatturato meno di 12,5 milioni di euro, il 66% ha occupato meno di 100 addetti. Sono state, però, le imprese più strutturate a fornire il maggior apporto a produzione ed esportazioni: quelle con più di 100 dipendenti, che hanno rappresentato soltanto il 34% delle unità operanti in Italia, hanno prodotto l’80% ed esportato l’81,6% del totale. Analogamente, le imprese che hanno fatturato più di 25 milioni (pari al 28,7% del numero complessivo) hanno realizzato il 76,2% della produzione e coperto il 77,1% delle esportazioni italiane di macchine utensili. La distribuzione geografica del settore è risultata coerente con quella del sistema produttivo italiano, a conferma che, per le imprese costruttrici di macchine utensili, è necessario essere attigue a quelle clienti e fornitrici: la maggior parte delle unità produttive del settore si trova in Lombardia (42,9%), Triveneto (19,8%), Emilia Romagna (19,8%) e Piemonte (12,1%). Alla composizione del fatturato totale la Lombardia ha contribuito per il 38,4%, il Piemonte per il 23,4%, il Triveneto per il 21,1% e l’Emilia Romagna per il 15,8%. Le imprese del Triveneto vantano la più alta propensione all’export (pari al 73% a fronte del 68,2% della media di settore). Principale utilizzatore di macchine utensili è risultata l’industria dei prodotti in metallo - che comprende produzione e prima trasformazione dei metalli, contoterzisti, elementi da costruzione, altri prodotti diversi dai macchinari, (32,3%) - seguita da quella automobilistica (30,7%).

Focus sul comparto della deformazione
Vale la pena adesso esaminare i dati relativi al comparto deformazione. La produzione di macchine utensili a deformazione è aumentata del +0,9%, a 23.360 milioni di euro. Il valore corrisponde al 33% del totale prodotto dal settore macchine utensili. Primo paese costruttore è risultato la Cina, con 9.666 milioni di euro (+8,4%) pari al 41,4% del totale mondiale. Al secondo posto compare la Germania che ha registrato una crescita del 3,2%, raggiungendo i 2.839 milioni di fatturato. L’Italia ha consolidato il terzo posto nella classifica mondiale con una quota del 10%, grazie ai 2.330 milioni di euro di macchine prodotte (+6,9%). A seguire Giappone (1.602 milioni, -2,6%), Stati Uniti (1.557 milioni, -19,8%) e Corea del Sud (1.092 milioni, -9%). L’Italia ha confermato la sua specializzazione nel comparto deformazione, la cui produzione vale il 46% del totale settoriale; tra i grandi costruttori, oltre all’Italia, solo la Cina ha registrato un rapporto così elevato (47%) del comparto deformazione sul totale di settore. Inferiore alla media mondiale il peso del comparto in Germania (25%), Stati Uniti (28%) e Corea del Sud (28%). Ancora più basso in Giappone (16%), Taiwan (17%) e Svizzera (15%).

Un’analisi approfondita del comparto robotica
Concludiamo questa panoramica sui dati di settore, con l’analisi del comparto robotica. L’analisi fa riferimento ai dati, aggiornati al 2015, resi disponibili da IFR (International Federation of Robotics). Nel 2015, le vendite di robot industriali sono cresciute del 15% rispetto al 2014, raggiungendo le 253.748 unità, livello più alto mai registrato prima. Tutti i settori industriali hanno trainato tale crescita, anche se il contributo maggiore è giunto dall’industria generale, in particolare dai prodotti elettrici ed elettronici (+41%), dall’industria del metallo (+39%) e dall’industria della plastica (+16%). Dopo il picco di 120.100 unità raggiunte nel 2005, e la contrazione, dell’8%, registrata l’anno seguente, nel 2007 e nel 2008 le vendite sono risultate stagnanti. Tra il 2005 e il 2008, in media, il numero di robot venduti è stato di 115.000 unità. Nel 2009, le vendite sono calate, del 47%, a 60.000 unità, livello più basso dal 1994. Tra il 2010 e il 2015 il numero è invece salito, del 59%, a una media annua di circa 183.000 unità: a conferma della ripresa della domanda nel mondo. Nel 2015, l’andamento nelle principali aree industriali è stato positivo. Ben oltre 36.000 unità sono state vendute in Nord America, il 17% in più rispetto al 2014, valore record mai registrato prima. In particolare, negli Stati Uniti le vendite sono cresciute, del 5% rispetto all’anno precedente, a 27.500 unità. Nel 2015, nei paesi asiatici (inclusi Australia e Nuova Zelanda) sono stati venduti 160.558 robot, il 19% in più rispetto al 2014. La Cina, con 68.556 robot venduti (+20%), ha confermato il suo titolo di primo mercato mondiale davanti a Nord America e a Giappone che ha registrato un incremento delle consegne, del 20%, a 35.023 unità. In crescita (+55%) anche le vendite in Corea del Sud, per circa 38.285 unità. Anche nell’Unione Europea le consegne di robot sono aumentate (+10%) rispetto al 2014, a circa 50.100 unità. Tra il 2010 e il 2015, il tasso medio di crescita è stato del 10%. Secondo IFR, tenuto conto delle macchine eliminate dal processo produttivo e sostituite, il parco mondiale dei robot operativi è ammontato, a fine 2015, a 1.631.700 unità (+11%). In termini di macchine installate, nel 2015, il primato è rimasto al Giappone dove è risultato operativo il 18% dello stock mondiale di robot e bracci meccanici, con 286.554 unità (-3%). Il 40% di questi robot sono stati venduti in Cina. Al secondo posto della graduatoria mondiale è risultato il Nord America (che comprende Stati Uniti, Canada e Messico) dove il numero di macchine operative è cresciuto, del 10%, a 260.642 unità, corrispondente al 16% del totale. Al terzo posto la Cina, in crescita, del 35%, a 256.463, pari al 15,7% del totale. Secondo i dati IFR, nel 2015, l’Italia, con 61.282 unità installate (+2%), è risultata al sesto posto nella classifica mondiale, dopo Corea del Sud, il cui parco macchine è aumentato, del 19%, a 210.458 unità, e Germania dove i robot installati sono cresciuti, del 4% rispetto al 2014, attestandosi a 182.792 unità.

Robot installati e occupazione
Dopo il periodo di recessione che ha interessato il mercato internazionale tra il 1991 e il 1993, il ritmo di crescita dei robot installati è sempre risultato superiore a quello dell’occupazione nell’industria manifatturiera; tra il 2002 e il 2006, l’occupazione è diminuita in molti paesi; di contro il numero dei robot è cresciuto in modo costante, determinando l’incremento dell’indice di densità dei robot (numero di robot ogni 10.000 operai). Nel 2007 e nel 2008, sia l’occupazione che il numero di robot installati sono cresciuti. Nel 2009 l’occupazione è diminuita, in media, del 3% mentre i robot installati sono pesantemente calati del 48%. Nel 2010, l’occupazione è risultata stagnante, nel 2011 è leggermente aumentata, mentre i robot installati sono notevolmente aumentati in entrambi gli anni. Dal 2012 l’occupazione è aumentata nei principali mercati di consumo dei robot come: Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Germania e Regno Unito, così come nei paesi emergenti. Nel 2015, sono risultati paesi a maggior densità di robot: Corea del Sud (531), Singapore (398), Giappone (305), Germania (301), Svezia (212), Taiwan (190), Danimarca (188), Stati Uniti (176), Belgio (169), e Italia (160). Il settore dei trasporti, in particolare l’industria automobilistica, da sempre l’ambito di maggior consumo, tra il 2010 e il 2014, ha continuato a investire in robot industriali. Nel 2015, l’industria automobilistica ha messo a segno una crescita del 4%, assorbendo il 38% dei robot di nuova installazione. L’industria elettronica, con una crescita degli ordini del 41%, si è confermata il secondo settore di sbocco, acquisendo il 25% dei robot di nuova installazione. Tra i campi di applicazione, la manipolazione è risultata la lavorazione cui è stato destinato il maggior numero di robot, con una quota pari al 48% del totale mondiale. La saldatura, con una quota pari al 24%, è l’area predominante per molti paesi, soprattutto per quelli produttori di veicoli. Il settore dell’assemblaggio, nel 2015, ha incrementato il numero di robot, risultati pari a 24.600 unità, corrispondente al 10% del totale mondiale. Molti di questi robot sono stati venduti in Cina e in Giappone.

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