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Sunday, 17 Dicembre 2017
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“Stronger Together” a sostegno della filiera dell’acciaio

Secondo una logica di unità e di collaborazione di lungo termine, l’edizione di quest’anno di Made in Steel ha dato il suo contributo nel “rimettere in moto” una macchina (il settore della siderurgia) che si era inceppata ma che sembra finalmente “ripartita”, secondo quanto dimostrato dai dati divulgati da Siderweb e dalle associazioni di categoria.

di Laura Alberelli

Giugno Luglio 2017

La settima edizione di Made in Steel, la principale Conference & Exhibition del Sud Europa dedicata alla filiera dell’acciaio, si è conclusa sotto il segno della crescita. ?L’evento - una tre giorni articolata su business e convegni svoltisi dal 17 al 19 maggio - ha registrato presenze che si sono attestate in crescita del 15% rispetto all’edizione 2015, raggiungendo un totale di 14.714 operatori.?Nel precedente appuntamento, ospitato per la prima volta presso i padiglioni di fieramilano Rho, furono sfiorate le 13.000 unità, a loro volta in crescita del 17% sull’edizione 2013.? L’indicatore positivo si somma a quelli con i quali si era giunti all’appuntamento. Il primo era rappresentato dai metri quadri venduti, cresciuti del 5% rispetto all’edizione 2015, su una superficie lorda superiore ai 34.000 m2 complessivi. ?Anche il fatturato derivante dalla vendita degli spazi espositivi ha evidenziato un incremento a doppia cifra (+11%). La percentuale di aziende espositrici estere ha raggiunto il 18% del totale, ma con una netta crescita del numero di Paesi presenti, che ha toccato quota diciotto Stati. ?Come è avvenuto per le edizioni precedenti, anche quest’anno Made in Steel (evento creato e sviluppato da Siderweb) ha proposto un fitto calendario di convegni che ha visto avvicendarsi sul palco della Siderweb Conference Room nomi di primo piano nel mondo dell’imprenditoria siderurgica, ma non solo. Tra i numerosi relatori che hanno partecipato ai dibattiti proposti Giovanni Arvedi (presidente Gruppo Arvedi), Gianpietro Benedetti (presidente Gruppo Danieli), Marco Bentivogli (segretario Generale Fim-Cisl), Alberto Bregante (Ad SMS INNSE), Sandro Gozi (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli Affari Europei), Antonio Gozzi (presidente Federacciai), Jens Lauber (presidente Eurometal), Antonio Marcegaglia (presidente Gruppo Marcegaglia), Giuseppe Pasini (presidente Gruppo Feralpi) e l’imprenditrice Marina Salamon.

A raccolta, l’intera filiera dell’acciaio
Se nell’edizione 2015 si era respirata aria di ripresa, quest’anno l’obiettivo di Made in Steel è stato di promuovere ulteriormente il confronto e la collaborazione competitiva, lasciando spazio al business, ma anche a momenti di analisi economiche e di mercato. Per questo il motto di Made in Steel 2017 è stato “Stronger Together”. L’intera filiera dell’acciaio ha scelto si sostenere questa importante Conference & Exhibition. Dopo Assofermet, Assofond, Centro Inox, Federacciai, le principali associazioni di categoria che si fanno portavoce degli interessi dei diversi comparti dell’acciaio italiano hanno infatti fornito il loro patrocinio alla manifestazione. Si tratta di AIM, ANCE Brescia, ANCCEM, ANFIA, ANIMA, ANIMP, Fondazione Promozione Acciaio, Consorzio RICREA, UNICMI, U.P.I.V.E.B., UNSIDER. In rappresentanza della filiera europea, EUROMETAL e ISSF. “Made in Steel è un grande contenitore di relazioni, ma che non potrebbe esistere senza la sua anima, rappresentata dai contenuti di Siderweb – ha sottolineato Emanuele Morandi, amministratore delegato di Made in Steel -. Il titolo di Made in Steel 2017 è “Stronger Together”, in sintonia con gli Stati Generali dell’Acciaio che costituiscono l’anima pensante e innovativa di questa edizione. Perché siamo convinti da sempre che solo insieme potremo essere più forti. Secondo una logica di unità e di collaborazione di lungo termine, Made in Steel intende contribuire a “rimettere in moto” una macchina che si è inceppata, soprattutto nelle economie mature come la nostra. Per farlo, c’è bisogno della partecipazione di tutti, in primis dei vari anelli che compongono la filiera. Made in Steel è questo: un aggregatore innovativo che intende promuovere la cooperazione tra imprese e associazioni, con una visione internazionale e di lungo periodo. Con un target di espositori e di visitatori soddisfatto, fedele, interattivo e… in crescita”.

L’oggi e il domani del comparto distributivo
La filiera siderurgica nazionale trova nel comparto della distribuzione un anello di fondamentale importanza. Lo dicono i numeri stessi del settore: sono infatti circa 1.200 gli intermediatori di prodotti siderurgici e 1.250 i commercianti di rottame nel nostro Paese. Numeri che, per circa l’80% del totale, trovano in Assofermet una delle associazioni di riferimento. Nella seconda giornata di Made in Steel, è stata ospitata per la prima volta nella propria storia l’Assemblea annuale ordinaria dell’associazione, imperniata sul confronto trasversale relativo ai temi che maggiormente contraddistinguono l’oggi, ma soprattutto il domani, del comparto distributivo. A sottolinearlo il presidente di Assofermet, Roberto Lunardi, che ha aperto la mattinata di lavori, definendo Made in Steel come il luogo “di discussione di tematiche di rinnovamento legate tanto all’operatività della stessa struttura delle aziende associate quanto ai grandi temi macro economici e politici che stanno animando il dibattito internazionale”. ?Nella prima tavola rotonda, Gianfranco Tosini, membro dell’Ufficio Studi di Siderweb, ha fornito un quadro d’insieme del comparto distributivo nazionale, contraddistinto da “una forte frammentazione, da una dimensione delle aziende inferiore rispetto alla media europea - il 76% del totale ha un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro - ma a fronte di una redditività della gestione caratteristica che, per le imprese italiane, è migliore rispetto alla media degli operatori continentali”. E la prima sfida da affrontare è proprio quella dimensionale, sommata “a operazioni di acquisizione da parte dei produttori per garantirsi flussi di materiale - ha affermato Tommaso Sandrini, presidente del Sindacato Acciai di Assofermet -. Il problema dimensionale delle imprese nazionali può essere affrontato e risolto in più modi: la selezione naturale con conseguente uscita dal mercato delle aziende più provate e un cambiamento del modello di servizio”. Il problema della frammentazione è ancora più acuto nel settore della ferramenta, come sottolineato dal presidente del sindacato di riferimento Michele Tacchini, il quale ha però sottolineato come “l’assalto della grande distribuzione abbia fortificato i grossisti italiani che tutt’ora possono contare su una profondità di gamma difficile da replicare”. Ma i modelli distributivi possono cambiare, così come è accaduto nella vendita di molte altre categorie merceologiche. “La vita delle imprese è destinata a complicarsi – ha dichiarato Angelo Crippa, Enterprise Transformation Leader Europe, Middle East and Africa Amazon Web Services -, perché l’avvento dell’Internet delle cose ha generato una maggiore infedeltà da parte della clientela, ora propensa a visionare la merce nei negozi tradizionali, per poi effettuare gli acquisti on-line. Serve un’analisi dettagliata dell’evoluzione delle esigenze dei propri clienti”. ??

Rottame ferroso e metalli: i mercati nel nuovo panorama geopolitico?
Le materie prime metallurgiche – e siderurgiche – sono ritornate nel 2016 ad affascinare i mercati regolamentati, dopo anni di profonda depressione, contraddistinta da “un lungo trend negativo del London Metal Exchange, caratterizzato da importanti disinvestimenti”, ha affermato nel corso del secondo tavolo di lavoro Giampaolo Stramaccioni, Base metals trading di INTL FCStone. Ed è stato proprio il 2016 l’anno del risveglio delle materie prime metalliche e siderurgiche, come ha descritto Hector Forster, Senior editor steel raw, materials and metals analysis di SP Global Platts, il quale ha analizzato come la fiammata dei prezzi sia stata innescata dall’exploit del coking coal nel primo trimestre dello scorso anno. Ma come ha risposto a questa inversione di tendenza la distribuzione italiana di metalli? Lo ha descritto Cinzia Vezzosi, presidente del sindacato Metalli di Assofermet. “Le imprese nazionali hanno mostrato reazioni differenti – ha spiegato -. Le aziende operanti nel rame e nelle sue leghe, dopo un lungo periodo di depressione delle quotazioni, hanno tratto vantaggio dall’aumento degli acquisti da parte della Cina. Diversa, invece, la reazione dell’alluminio che è giunto a questa ulteriore impennata dei prezzi forte di un andamento molto positivo del settore automotive. La clientela, pertanto, non ha ritenuto giustificati i rialzi, limitando gli acquisti”. Per il settore dei commercianti di rottame, al momento, le grandi questioni geo - politiche non hanno ancora evidenziato impatti. “La linea protezionistica del presidente Trump avrebbe potuto generare indirettamente delle evoluzioni sul mercato italiano – ha descritto Paolo Pozzato, presidente di Assofermet Rottami – e ciò perché il 25% dei prodotti finiti in acciaio turchi viene esportato verso gli Stati Uniti, ma al momento nulla sembra essersi mosso”. Analoga la fotografia per la Brexit, o dazi istituiti negli ultimi mesi da diversi Paesi, Europa compresa: secondo il presidente del sindacato dei commercianti di materia prima siderurgica gli effetti di queste importanti questioni non hanno ancora evidenziato concrete ripercussioni sul settore.

Produzione: torna a correre l’acciaio
Se il 2016 è stato definito da uno degli esperti intervenuti a Made in Steel “l’anno del risveglio delle materie prime metalliche e siderurgiche”, il 2017 è destinato a confermare questo trend positivo. Ciò è quanto si evince dai dati divulgati da Siderweb, che documentano come nel primo trimestre di quest’anno la produzione mondiale di acciaio abbia raggiunto i 410,548 milioni di tonnellate, registrando un incremento del 5,7% (+22,223 milioni di tonnellate) rispetto al corrispondente periodo del 2016. Il tasso di utilizzo degli impianti siderurgici, che nel marzo dell’anno scorso era del 70,5%, nel 2017 è salito al 72,7%. Per ciò che concerne le nove macro aree nelle quali la World Steel Association suddivide il globo, tutte mostrano un incremento dell’output rispetto al primo trimestre 2016: Paesi europei non facenti parte dell’Ue (+14,6% a 9,470 milioni di tonnellate), l’Africa (+14,5% a 3,409 milioni di tonnellate), il Medio Oriente (+10,9% a 7,501 milioni di tonnellate), il Sud America (+8,6% a 10,338 milioni di tonnellate), l’Oceania (+8,4% a 1,414 milioni di tonnellate), il Nord America (+7,1% a 29,297 milioni di tonnellate), l’Asia (+5,4% a 280,615 milioni di tonnellate), la CSI (+4,0% a 25,945 milioni di tonnellate) e l’Unione europea (+3,8% a 42,510 milioni di tonnellate). Nell’Ue, la crescita della produzione ha interessato 15 dei 20 Stati membri produttori di acciaio. Il Paese che fa registrare la miglior performance è l’Ungheria (+82,3% a 432mila tonnellate), quello peggiore è la Grecia (-8,8% a 250.000 tonnellate). Tra i grandi produttori, ricordiamo Germania +1,8%, Francia +3,3%, Spagna +0,9% e Austria +5,8%.

In aumento anche le cifre del mercato italiano
Nei primi tre mesi del 2017 la produzione siderurgica italiana, secondo Federacciai, è stata di 6,122 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,5% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Espresso in volumi, l’incremento produttivo è stato di 317.000 tonnellate. Il tasso di utilizzo degli impianti si è attestato attorno al 70%. Si tratta del miglior primo trimestre degli ultimi tre anni ed il risultato è stato anche superiore a quello del 2013. Se il ritmo produttivo sarà mantenuto, è lecito attendersi una produzione nazionale compresa tra 23,8 e 24,2 milioni di tonnellate, il miglior risultato dell’ultimo quinquennio. Per ciò che concerne i prodotti finiti in acciaio, Federacciai segnala che nel primo bimestre (ultimi dati disponibili) l’output di lunghi è cresciuto del 6,8%, fino a quota 1,886 milioni di tonnellate, mentre quello di piani è aumentato dello 0,8%, arrivando a 1,865 milioni di tonnellate. Sulla base di questi risultati, sono migliorate le previsioni relative al consumo globale di acciaio: rispetto a quanto diffuso lo scorso ottobre, ad aprile la World Steel Association ha rivisto al rialzo l’outlook, passando dal +0,5% iniziale (1,509 miliardi di tonnellate) a +1,3% (1,535 miliardi di tonnellate). Sono stati rivisti anche i numeri del 2016, passati da 1,501 miliardi di tonnellate a 1,515 miliardi di tonnellate. Secondo l’associazione dei produttori mondiali di acciaio, i rischi globali stanno “recedendo” e le prospettive migliorano. Per ciò che concerne le singole regioni globali, l’Ue crescerà dello 0,5% quest’anno (158,2 milioni di tonnellate) e dell’1,4% nel 2018 (160,4 milioni di tonnellate), mentre per l’Italia ci sono notizie negative: dopo una riduzione del consumo nel 2016 dell’1,6% rispetto al 2015, nel 2017 il calo sarà del 2,7%, per poi arrivare a una moderata ripresa nel 2018 (+2,1% a 24,1 milioni di tonnellate di consumo).

Il punto sull’import-export
L’Unione europea è minacciata dalle importazioni estere. I dati forniti da Eurofer, relativi all’import-export di lunghi e piani di tutte le qualità, mostrano una riduzione delle esportazioni al di fuori dell’Ue, in corso sia nel 2015 sia nel 2016, unite a un forte incremento delle importazioni. Entrando nel dettaglio, l’anno scorso le vendite nei Paesi extracomunitari sono state pari a 23,561 milioni di tonnellate, con una diminuzione del 5,8% rispetto all’anno precedente (-1,438 milioni di tonnellate) e dell’11% rispetto al 2014 (-2,924 milioni di tonnellate), mentre le importazioni nel 2016 sono salite del 9,9% rispetto al 2015 (26,121 milioni di tonnellate, +2,343 milioni di tonnellate) e del 39,3% rispetto al 2014 (+7,364 milioni di tonnellate). Il risultato di questa dinamica è che, nel 2016, l’Ue è stato importatore netto per 2,560 milioni di tonnellate di prodotti in acciaio, un’eventualità che non si verificava dal 2008. Nel primo bimestre del 2017 l’Ue è ancora importatrice netta, per un totale di 1,328 milioni di tonnellate. Nel corso del 2016 l’Unione europea ha introdotto alcuni dazi, prevalentemente sui prodotti piani cinesi, che dispiegheranno appieno la loro efficacia, però, durante il 2017 e i cui effetti, quindi, non sono ancora percepibili dai dati disponibili sinora. Per quanto riguarda invece il commercio estero italiano di acciai (che comprende anche i semilavorati, i prodotti trasformati e il commercio intracomunitario), secondo i dati di Federacciai, il 2016 è stato testimone di una riduzione delle importazioni dell’1% (19,733 milioni di tonnellate), a cui ha fatto fronte un incremento delle esportazioni dell’8,7% (17,669 milioni di tonnellate). La bilancia commerciale ha ridotto quindi il suo deficit del 44% rispetto all’anno precedente, passando da -3,671 milioni di tonnellate a -2,064 milioni di tonnellate. Concludiamo questa analisi dello stato di salute del mercato della siderurgia con una nota relativa ai prezzi. Il SiderIndex (ovvero l’indice che misura le quotazioni medie alla tonnellata dei prodotti siderurgici in acciaio al carbonio sul mercato italiano) mostra un andamento rialzista a medio termine del prezzo dell’acciaio: a partire da gennaio 2016, quando le quotazioni hanno sfiorato i minimi del 2009, i prezzi dei prodotti siderurgici sul mercato italiano hanno iniziato una robusta fase di ripresa. La prima accelerazione è avvenuta tra gennaio e maggio dello scorso anno, quando il SiderIndex è tornato ai livelli di settembre 2014. Successivamente, dopo una riduzione dei prezzi avvenuta durante l’estate 2016, a ottobre è ricominciata una fase di aumenti che ha raggiunto il culmine tra fine gennaio e metà marzo del 2017. Attualmente è iniziata una fase di riduzione dei prezzi, che ha riportato i valori sui livelli del dicembre 2016.

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