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Thursday, 17 Agosto 2017
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Cambio stampi e gestione informatizzata della produzione: è la Carpenteria 4.0

Due presse piegatrici AMADA di ultima generazione, di cui una HG 1003 ATC con il cambio utensili automatico, e l’informatizzazione dell’intera produzione sono gli elementi che hanno permesso a Mecal di rivoluzionare la propria attività produttiva a vantaggio della massima efficienza di processo. Oggi Mecal costituisce, infatti, uno degli esempi più concreti di Industria 4.0 applicata al mondo della lavorazione della lamiera.

di Fabrizio Garnero

Maggio 2017

Per iniziare a parlare dell’attività della Mecal, prendiamo spunto dal payoff posto sotto il marchio aziendale, “Innovative Metal Manufacturing” di cui chiediamo il significato a Franco Savoia, titolare dell’azienda che ci racconta: “attorno alla parola “Innovative” c’è stata grossa discussione. Alla fine però è prevalsa la convinzione che in carpenteria vi sia ancora tanto da innovare poiché un’azienda coma la nostra non fa solo un prodotto ma offre un servizio alla clientela. Noi ci riteniamo dei veri e propri partner, ragion per cui dobbiamo essere in grado di rispondere alle loro richieste nella maniera più efficiente possibile, in termini di tempi di consegna sempre più ristretti e di quantitativi per commessa sempre più esigui. Il pezzo singolo che, con ogni probabilità, non ci ricapiterà mai più da produrre è ormai all’ordine del giorno. Di fronte a queste sfide sono due le strade, o rinunci, ma non è il nostro caso, oppure le accetti e decidi di dedicarci le energie e le risorse giuste per riuscire ad affermarti sul mercato. Mecal ha quindi puntato fin da subito su un livello di clientela particolarmente esigente, che esporta e necessita di qualità. Noi forniamo loro dal semplice pezzo tagliato e piegato, forato e saldato, al particolare finito di trattamenti superficiali (in particolare verniciatura, piuttosto che zincatura a caldo o freddo, o altri trattamenti come il dacromet o la fosfatazione o, ancora l’anodizzazione) fino a carpenterie vere e proprie assemblate e montate. Un esempio sono quei grossi gruppi verdi che ha visto in officina che non sono altro che pezzi di macchina agricola che vengono montati sul telaio di base e completati con gli impianti idraulico ed elettrico”. Le macchine agricole sono un settore importante per l’attività di Mecal che però da buon terzista spazia a 360° nel mondo della lavorazione della lamiera e come tale non ha un settore particolarmente trainante rispetto agli altri. La fornitura, spesso e volentieri, si “limita” a realizzare i progetti dei vari clienti che, trattandosi per lo più di realtà ben strutturate, è ben definita dal loro Ufficio Tecnico. Non mancano però casi di clienti altrettanto ben organizzati e strutturati per cui Mecal realizza delle linee di prodotto, per loro marginali, che le affidano completamente in outsorcing, a partire dalla fase di studio e messa a punto del progetto. È per esempio il caso dei costruttori di macchine utensili che si rivolgono a Mecal per realizzare tutte quelle personalizzazioni dei loro sistemi, leggi protezioni perimetrali, che per particolari ragioni di layout nelle officine escono dallo standard e che quindi affidano loro fin dalla fase di ingegnerizzazione. “Alcuni di loro si stanno via via orientando a demandare all’esterno lo studio di questi componenti per snellire il loro Ufficio Tecnico ed è il caso emblematico in cui occorre magari produrre un solo esemplare, di quel dato pezzo” puntualizza il signor Franco.

Gestione della produzione e garanzia della flessibilità
La realtà di questa carpenteria, così come quella della stragrande maggioranza dei terzisti è quindi fatta di tanti lotti ma estremamente esegui nei quantitativi; abbiamo perciò chiesto a al signor Savoia cosa deve fare un’azienda come Mecal per rispondere a questo tipo di sollecitazioni? La risposta è chiara ed estremamente serafica come, tra l’altro, appare la personalità del signor Franco, una persona tranquilla e misurata ma con le idee chiare: “occorre tantissima flessibilità, ed è il motivo per cui già dal 2012 abbiamo ritenuto fondamentale adottare un “gestionale” piuttosto sofisticato per gestire al meglio la produzione di ogni singolo componente, di cui, in ogni momento, sappiamo dove si trova, lo stato di avanzamento dei lavori, la data di consegna prevista e via dicendo. Ogni singolo pezzo prodotto ha un suo ordine di produzione, ogni lotto produttivo ha una sua distinta base e un ciclo di lavoro previsto che, attraverso quattro postazioni di consultazione in linea distribuite in officina seguiamo minuziosamente. Attraverso le quattro colonnine di rilevamento l’operatore, tramite codice a barre, legge l’ODP e dichiara la fase che sta eseguendo in modo tale che chiunque in azienda, dal commerciale al magazziniere è informato sullo stato di avanzamento di qualunque pezzo. Per questa ragione abbiamo cambiato anche alcuni sistemi software di programmazione delle macchine, come nel caso dei sistemi di taglio laser; questo non perché il software proprietario utilizzato non funzionasse, tutt’altro, ma semplicemente perché non ci consentiva l’integrazione con il sistema gestionale della Zucchetti che abbiamo invece adottato. Oggi, dal momento che un particolare viene disegnato, sappiamo praticamente tutto, che tempo ha di taglio, quanto materiale occupa, tipo di materiale, qualità, spessore e questo rende estremamente agevole la programmazione delle macchine. Anche per la fase di piegatura, l’operatore basta che richiami il codice del prodotto e la macchina in automatico si setta di conseguenza. In particolare, l’investimento fatto nelle presse piegatrici AMADA va proprio in questa direzione, poiché la piegatrice HG 1003 con sistema di cambio utensili automatico ATC si autoconfigura per la piegatura velocizzando l’esecuzione di questi piccolissimi lotti”.

Nesting accorpati e agevole gestione del semilavorato di taglio
Parlando di piccoli lotti appare evidente la scelta fatta in una pressa piegatrice estremamente performante come la HG ATC, perché è facilmente immaginabile che il collo di bottiglia lo si avesse in piegatura; ma in fase di taglio come vengono gestiti i bassi quantitativi? Il signor Franco non si smentisce è da un’altra risposta chiara e coerente con quanto fin qui raccontato sull’organizzazione produttiva di Mecal: “realizziamo dei nesting che raggruppano pezzi e particolari anche di commesse e clienti differenti, in base a criteri quali il materiale, gli spessori e le urgenze di consegna. La gestione informatizzata della produzione ci agevola tantissimo poiché ogni pezzo viene marcato a laser con un codice che lo rende facilmente identificabile da chi si occupa della loro separazione affinché lo possa destinare alla successiva lavorazione prevista, sia essa la piegatura, il trattamento superficiale o la lavorazione meccanica. Nel caso della piegatura, l’addetto allo smistamento dei semilavorati di taglio sa già, addirittura, a quale piegatrice inviare quel dato pezzo o i pezzi di quello specifico lotto. In pratica indirizza con precisione il pezzo alla fase successiva di lavorazione”.

Oggi la piega è cultura aziendale
“È stata un’opera molto capillare quella che abbiamo attuato ma assolutamente necessaria per poter affrontare in modo efficiente ed efficace le repentine e mutevoli richieste del mercato” spiega ancora Franco Savoia. “Potremmo considerarlo il culmine di un percorso tecnologico partito da relativamente lontano (essendo Mecal piuttosto giovane) che mirava innanzitutto a creare una vera e propria cultura delle piegatura all’interno della nostra azienda. Nel nostro percorso di sviluppo ed espansione, a un certo punto, ci siamo resi conto che questo processo non faceva parte del bagaglio di conoscenze e competenze diffuso all’interno dell’azienda ma era ad appannaggio di pochi se non addirittura di una persona sola. E questo è profondamente sbagliato; l’azienda non può basarsi e viaggiare sull’esperienza personale di qualcuno. Doveva crescere in azienda una cultura tecnologica per ogni ambito di lavorazione, con particolare attenzione alla piegatura, dove ancora era l’uomo e le sue capacità a fare la differenza. La piegatura veniva, infatti, fatta dal più esperto che decideva matrici, utensili da usare, e modalità di esecuzione senza però un vero dialogo e scambio di informazioni, anche importanti, tra l’ufficio e l’officina. Occorreva quindi una svolta e devo dare atto a Luca Moia di AMADA Italia di aver ben individuato ciò su cui occorreva lavorare, ovvero far crescere la cultura aziendale sulla piegatura. Oggi sono molto soddisfatto perché vantiamo una competenza su questo processo che solamente tre anni fa non c’era assolutamente. Facendo i programmi da ufficio, non solo l’operatore alla macchina deve porsi delle domande su quel particolare da piegare, ma prima ancora di lui chi sta eseguendo l’intera programmazione; questo è far crescere la cultura aziendale. È come se avessimo dato un approccio industriale anche alla piegatura lasciando definitivamente una gestione ancora artigianale”.

Un sacrificio sull’altare dell’efficienza di processo
In una riorganizzazione del genere capite bene l’importanza di un acquisto come la pressa piegatrice HG 1003 ATC, ma non solo, visto che la scelta fatta ha riguardato anche una seconda piegatrice AMADA HG1703 che ha sostituito una macchina che è stata sacrificata nell’ottica di informatizzare al meglio la produzione come detto in precedenza. “Abbiamo deciso di sostituire anche l’altra piegatrice, anche se non era assolutamente necessario farlo” spiega Savoia. “Si trattava, infatti, di un’ottima macchina ancora in buonissimo stato e funzionante, ma lo abbiamo fatto esclusivamente per poter avere la stessa logica di programmazione da ufficio delle pieghe. Era un’ottima macchina ma non dialogava con il resto del nostro mondo e per questo motivo è stata sacrificata sull’altare dell’efficienza complessiva di processo. E stata un po’ una forzatura che però siamo contenti di aver fatto”.

Con un solo attrezzaggio automatico completano l’intera sequenza di piega
Le due piegatrici AMADA HG installate presso Mecal hanno rispettivamente un tonnellaggio di 1.000 e 1.700 kN con una capacità di piega di 3 m. La HG 1003 è quella dotata del cambio utensili automatico ATC e non per caso, come spiega appunto Savoia: “La macchina prescelta è stata la più piccola fra le due innanzitutto perché è la taglia che oggi va per la maggiore e come tale si rivolge a una fetta maggiore di potenziali esigenze di lavorazione, ma poi anche perché è quella su cui si ha il beneficio più grande. Quando si va su macchine con tonnellaggio maggiore, i pezzi da realizzare sono solitamente più grandi e quindi difficilmente necessitano di più stazioni di lavoro montate in macchina; si perderebbe, di conseguenza, il vantaggio che si ha invece sull’altra piegatrice che è tranquillamente attrezzabile sull’intera tavola con più stazioni che ti permettono, con un solo attrezzaggio fatto in automatico, di completare l’intera sequenza delle pieghe da realizzare su quel dato pezzo e di poterlo appoggiare finito a terra”. In termini di produttività, in Mecal, avendo una variabilità produttiva continua, non hanno elementi ripetitivi di confronto validi per poter affermare con certezza che la soluzione con il cambio stampi automatico abbia prodotto un incremento di produttività. Di sicuro però, hanno ottenuto molta più scioltezza nell’esecuzione del lavoro. “Non è un dato oggettivo ma soggettivo, vi posso però assicurare che affrontiamo le varie richieste, anche le più impegnative per via dei bassi pezzi da realizzare con molta più efficienza e serenità” racconta ancor Savoia “C’è più fluidità nella gestione della commessa, già a partire dalla fase di preventivazione, anche nel caso dei lotti più esegui e dalle geometrie più complesse”.

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