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Saturday, 18 Novembre 2017
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Un 2015 in crescita, che troverà conferma anche nel 2016

Dai dati divulgati in occasione dell’annuale assemblea dei soci UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE svoltasi a fine giugno, il bilancio 2015 dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione è decisamente positivo. Registrato un incremento di tutti i principali indicatori economici: produzione, consumo, consegne sul mercato interno ed export. Positive anche le previsioni per il 2016.

di Laura Alberelli

 

Settembre 2016

Secondo i dati divulgati da UCIMU - SISTEMI PER PRODURRE, nel 2015 l’industria italiana ha rafforzato la quarta posizione nella graduatoria mondiale dei produttori e si è confermata terza nella classifica degli esportatori. In particolare, nel 2015 la produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione si è attestata a 5.217 milioni di euro, registrando un aumento del 7,8% rispetto al 2014. Il consumo è cresciuto, del 22,3%, a 3.348 milioni, per effetto del buon andamento delle importazioni (+31,9%, per 1.518 milioni) e delle consegne sul mercato interno (+15,3%, per 1.830 milioni). La quota di mercato coperta da macchinari stranieri è risultata pari al 45%. Meno dinamica ma pur sempre positiva la performance delle esportazioni, che sono salite, del 4,1%, a 3.387 milioni: il rapporto export su produzione è calato, dal 67% del 2014, al 65%. Il saldo della bilancia commerciale è diminuito dell’11,1%, attestandosi a 1.869 milioni di euro. La performance positiva dell’industria italiana del settore si è riflessa sul livello di utilizzo della capacità produttiva, la cui media annua è cresciuta, dal 76% del 2014, al 76,6%. In crescita anche il carnet ordini, attestatosi a 5,9 mesi di produzione assicurata, contro i 5,6 mesi del 2014. I prezzi delle macchine sono cresciuti dello 0,9%. Dopo la grave crisi registrata nel 2009, l’indice degli ordini di macchine utensili ha avuto un andamento altalenante: alla ripresa del biennio successivo (2010-2011), è seguito un nuovo periodo di arretramento (2012-2013) interrotto nel 2014, anno che sarà ricordato per la ripresa del mercato italiano. Il trend positivo è stato confermato anche nel 2015. Nel 2015, l’indice degli ordini ha registrato, in media d’anno, un incremento dell’8,6% rispetto all’anno precedente: +18,1% gli ordini interni, +6,7% gli ordini esteri.

Una crescita del settore della macchina utensile pari all’8,5%
L’industria italiana della macchina utensile intesa in senso stretto (esclusa, quindi, la robotica) ha chiuso il 2015 con una produzione in crescita dell’8,5%, pari a 4.689 milioni di euro. Il risultato è stato determinato dall’ottima performance messa a segno dei costruttori italiani sul mercato interno dove le consegne sono cresciute, del 19,5%, raggiungendo i 1.490 milioni, trainate dal consumo domestico. Positivo anche il riscontro delle esportazioni, cresciute del 4,1%, a 3.199 milioni. La propensione all’export è scesa, dal 71,1% del 2014, al 68,2%. Il consumo si è attestato a 2.683 milioni (+25,6%). Le importazioni, cresciute, del 34,2%, a 1.193 milioni di euro, hanno coperto quasi il 45% della domanda. Il numero degli addetti dell’industria italiana della macchina utensile è rimasto stabile a 28.800 unità. Per quanto riguarda il comparto dell’asportazione, nel 2015 la produzione italiana di macchine utensili è cresciuta dell’8%, a 2.310 milioni di euro, corrispondenti al 49,3% del totale settoriale. Positivi i riscontri delle vendite all’estero cresciute, del 7,2%, a 1.845 milioni. La propensione all’export è calata, passando dall’80,5% del 2014, al 79,8%. Primo mercato di sbocco sono risultati gli Stati Uniti, dove le consegne del made in Italy hanno raggiunto i 247,9 milioni (+26,4%), pari al 13,4% del totale. Al secondo posto, la Cina, con acquisti per 241,6 milioni (-10,7%), davanti a Germania (238,3 milioni, +15,2%) e Francia (119,9 milioni, +13,9%). Al quinto posto della graduatoria degli utilizzatori di macchine utensili ad asportazione italiane è risultata la Russia i cui acquisti hanno raggiunto il valore di 113,9 milioni (+10,5%). In forte crescita sia il consumo (1.483 milioni, +26,4%), sia le consegne interne (466 milioni, +11,4%). In aumento, del 34,7%, anche le importazioni che hanno raggiunto il valore di 1.018 milioni di euro. La graduatoria dei fornitori stranieri vede al primo posto la Germania (307,5 milioni, +50,3%), seguita da Belgio (150,9 milioni, +19,5%), Corea del Sud (105,2 milioni, +27,7%), Giappone (100,9 milioni, +19,6%), Svizzera (89,9 milioni, +36,2%). In termini di famiglie di prodotto, è necessario fare riferimento ai dati dell’anno precedente, gli ultimi disponibili. Nel 2014, i torni sono risultati la principale tipologia di macchina ad asportazione prodotta, con una quota pari al 23,4% del totale.

Lo stato di salute del comparto deformazione
Nel 2015, la produzione italiana di macchine utensili a deformazione è cresciuta, del 9,1%, a 2.379 milioni di euro. Le vendite all’estero sono leggermente salite a 1.355 milioni di euro, registrando un incremento dello 0,2%; la propensione all’export è scesa, dal 62% del 2014, al 56,9%. Primo mercato di sbocco sono risultati gli Stati Uniti dove le vendite italiane sono calate, del 19%, a 140,9 milioni di euro, valore pari al 10,4% del totale esportato dai costruttori italiani di macchine a deformazione. Al secondo posto, la Germania, con acquisti per 134,5 milioni (+4,5%), davanti a Cina (97,7 milioni, +4,4%) e Polonia (73,2 milioni, +37,5%). Al quinto posto della graduatoria degli utilizzatori di macchine a deformazione italiane, la Francia, i cui acquisti sono cresciuti, del 53,1%, a 62,1 milioni. In aumento, consumo (1.199 milioni, +24,5%), consegne sul mercato interno (1.024 milioni, +23,5%), e importazioni (175 milioni, +30,9%). La graduatoria dei fornitori stranieri vede al primo posto la Germania (50,8 milioni, +45,1%), seguita da Francia (22 milioni, +71,9%), Austria (14,2 milioni, +6%), Svizzera (10,4 milioni, +39,9%). In termini di produzione, le macchine per piegatura e curvatura hanno rappresentato il 53,4% del totale.

Positivo anche il settore della robotica
Il 2015 è stato un anno positivo anche per il comparto della robotica, come evidenziato dai principali indicatori quasi tutti in aumento: +1,5% la produzione, +4,4% l’export e +10,5% il consumo. Solo le consegne sul mercato interno sono rimaste stazionarie. Le importazioni, cresciute, del 24%, a 325 milioni di euro, hanno portato il saldo commerciale in negativo di 137 milioni di euro; il rapporto tra import e consumo è salito al 48,9%, dal 43,5% del 2014. L’andamento dell’industria italiana della robotica è evidenziato, nel dettaglio, dall’indagine svolta da UCIMU SISTEMI PER PRODURRE (anche se con riferimento al 2014). Nel 2014, l’industria italiana della robotica ha registrato un anno positivo, determinato dal buon andamento del mercato interno. La produzione del comparto ha registrato un incremento del 6,1% rispetto all’anno precedente, attestandosi ad un valore di 520 milioni di euro. Tale risultato è stato determinato dalla crescita delle consegne sul mercato interno (+15,3%, per un valore di 340 milioni di euro). Al contrario le esportazioni sono calate, del 7,7%, a 180 milioni. La quota di produzione destinata all’estero si è quindi ridotta: il rapporto tra export e produzione è passato dal 39,8% del 2013, al 34,6%. Nel complesso il consumo italiano di robot ha registrato un aumento del 16,9%, attestandosi a 602 milioni. Le importazioni, anch’esse in salita (+19,1% per un valore pari a 262 milioni di euro), hanno portato il saldo commerciale in negativo di 82 milioni di euro; il rapporto tra import e consumo è passato dal 42,7% del 2013, al 43,5% del 2014. Ancor più positivo l’andamento degli indicatori misurati in termini di unità: nel 2014, la produzione di robot è cresciuta del 27,1% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 3.534 unità. Negative le esportazioni: -13,9% per 1.297 unità. In crescita, invece, le consegne interne risultate pari a 2.237 unità; nel 2013 erano 1.275. Anche gli acquisti dall’estero sono cresciuti, del 25,9%, a 4.284 unità. Nel complesso, la domanda interna si è attestata a un totale di 6.521 nuove unità installate, registrando un incremento del 39,4%. Nel 2014, in Italia, la manipolazione si è confermata area applicativa predominante, seguita dalla saldatura. I robot per la manipolazione rappresentano il 52,1% della produzione nazionale di robot, per un totale di 1.841 unità. Tale area comprende diverse applicazioni, tra cui la principale, in termini di unità, è la manipolazione di materiali, con un numero di robot pari a 675 unità; la maggior parte sono robot di tipo articolato. Per la saldatura, nel 2014, sono stati prodotti 1.337 robot, pari al 37,8% della produzione nazionale. La maggior parte delle unità di questi robot è destinato alla saldatura a punti. Altro segmento significativo è quello della manipolazione per stampaggio plastica, per il quale sono stati prodotti 670 robot. Nel 2014, il principale settore di sbocco è risultato quello della produzione di motoveicoli (864 unità), seguito dai macchinari (718), dai prodotti in plastica (600) e dai prodotti metallici (530). Nello stesso anno, in Italia sono stati istallati 6.521 nuovi robot, il 39,4% in più rispetto all’anno precedente. A livello complessivo il parco robot è risultato pari a 101.311 unità, per il 64,5% robot per la manipolazione.

Uno sguardo all’export e all’import
Per quanto riguarda le esportazioni italiane di macchine utensili, nel 2015 sono tornate a crescere, aumentando del 4,1%, a 3.199 milioni di euro. L’andamento trimestrale è stato positivo nei primi nove mesi dell’anno (+2,1% nel primo trimestre, +14,2% nel secondo e +1,6% nel terzo), per rallentare alla fine (-0,2% nel quarto trimestre). L’analisi condotta sulla distribuzione geografica delle esportazioni italiane nell’ultimo decennio evidenzia come, a fronte del mutamento dello scenario mondiale, il made by Italians abbia saputo rispondere alle esigenze dei clienti penetrando di volta in volta nelle aree più attive dello scacchiere internazionale. L’Unione Europea resta la prima area di destinazione delle vendite italiane ma la quota di export assorbita dall’area si è ridotta, passando dal 49,4% del 2006 al 43,5% del 2015. Perde peso anche l’Europa al di fuori della UE, dal 12,1% all’11,%. L’America settentrionale ha visto crescere la sua quota sul totale esportato dai costruttori italiani passata dal 10,7% al 15,8%, risultato reso possibile dalla ripresa dell’attività manifatturiera nei paesi dell’area. Più moderata la crescita della quota di export destinata all’Asia, passata, nel periodo considerato, dal 21,1% al 22,3%, così come quella assorbita dall’America del Sud (dal 3,2%, al 3,7%). Nel 2015, le importazioni di macchine utensili sono aumentate, del 34,2%, a 1.193 milioni di euro. Si tratta del valore più alto registrato dal 2008 quando l’import raggiunse i 1.470 milioni. Le macchine acquistate all’estero hanno soddisfatto il 44,5% del consumo italiano. I costruttori stranieri sono riusciti, nel 2015, ad aumentare la propria quota sul consumo domestico di tre punti. L’andamento trimestrale è stato positivo per tutto l’anno. Ai primi due trimestri di crescita decisa (+29,9% nel primo, +86,2% nel secondo), è seguito un rallentamento nella seconda metà dell’anno (+19,6% nel terzo trimestre, +10,7% nel quarto). La distribuzione delle importazioni nell’ultimo decennio vede il rafforzamento del primo posto dell’Unione Europea, passata dal 54,2% del 2006, al 60,2% del 2015. In leggero calo la quota di import dall’Asia (dal 28,4% al 27,6%). In calo più marcato, invece, il peso dei fornitori europei extra-Ue (dal 13,9% al 9,4%) e di quelli del Nord America (dal 3,3%, al 2,5%). In ragione d’anno, le importazioni dall’Unione Europea hanno raggiunto i 719 milioni di euro (+39%); in fortissima espansione gli acquisti dalla Germania (358 milioni, +49,5%). Il Belgio mantiene il secondo posto (+21,2%), davanti a Francia (+50,2%) e Spagna (+23%). Anche gli acquisti di macchine utensili provenienti dal resto d’Europa sono cresciuti, del 35,1%, a oltre 112 milioni di euro, valore coperto quasi totalmente dalla Svizzera (100 milioni, +36,5%). L’Asia ha fornito macchine per 329 milioni, con un aumento del 25% rispetto al 2014. Ai primi posti, ormai appaiati, il Giappone (106 milioni, +19%) e la Corea del Sud (105 milioni, +27,1%), seguiti da Taiwan (78 milioni, +35,9%). In quarta posizione la Cina, con 32,7 milioni (+22,9%).

Un 2016 sotto il segno della crescita
Da quanto è emerso dai dati di previsione elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU, il positivo andamento dell’industria italiana di settore troverà conferma anche nel 2016. In particolare, quest’anno la produzione salirà, del 5,3%, a 5.495 milioni di euro. Il consumo si attesterà a 3.535 milioni di euro, il 5,6% in più rispetto all’anno scorso, trainando sia le consegne dei costruttori, attese in crescita del 3,6% a 1.895 milioni, sia le importazioni (+8%). L’export crescerà, del 6,3%, a 3.600 milioni, tornando dunque sui livelli record registrati dal settore. Il rapporto export su produzione, ridimensionatosi nel 2014 per effetto della ripresa della domanda italiana, si attesterà al 65,5%. Con riferimento ai mercati di sbocco del made in Italy settoriale, nel 2015, gli Stati Uniti sono risultati il primo mercato, seguiti da Germania, Cina, Francia, Russia, Polonia, Regno Unito. L’ultima rilevazione disponibile, relativa al periodo gennaio-marzo 2016, vede la Germania alla guida della graduatoria delle aree di destinazione (+11,9%). Seguono: Stati Uniti (+13,6%), Cina (-20,1%), Francia (+40,4%), Polonia (+34,7%), Messico (+56,4%).


Massimo Carboniero nuovo Presidente
Dopo la presentazione dei consuntivi e le previsioni 2016 relativi ai settori di competenza dell’associazione, l’assemblea dei soci UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE è proseguita nel pomeriggio in forma privata. In quella occasione, sono state rinnovate le cariche associative e nominato il nuovo presidente dell’associazione. Per il biennio 2016-2017 è stato eletto l’imprenditore veneto Massimo Carboniero. Nominato nel 2004 membro del Consiglio Direttivo di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, da settembre 2008 a giugno 2016 ha ricoperto la funzione di vice presidente. Direttore generale e contitolare di Omera, società con sede a Chiuppano (VI) specializzata nel settore della produzione di macchine utensili lavoranti con tecnologia a deformazione della lamiera, Carboniero è da tempo impegnato nel mondo associativo non solo nell’ambito di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE. Attualmente è presidente della Sezione Meccanica, Metallurgica ed Elettronica di Confindustria Vicenza, componente del Consiglio Generale di CONFINDUSTRIA nazionale e della Giunta nazionale di FEDERMECCANICA. Fa parte, inoltre, della delegazione italiana di CECIMO, l’associazione delle Industrie europee della macchina utensile. Oltre all’impegno principale in Omera, azienda storica fondata dal padre Flavio, Massimo Carboniero è consigliere delegato di FAIB, società di Bassano del Grappa (VI) specializzata nella produzione di stampi a caldo e a freddo per il settore automotive. Consigliere di amministrazione di Timac, azienda con sede a Schio (VI) produttrice di cesoie circolari, macchine utensili speciali e automazioni, è anche consigliere di amministrazione e contitolare di Omera – Mawe, società tedesca, con sede a Herborn, produttrice di rifilatrici e bordatrici speciali.

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