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Saturday, 27 Maggio 2017

Nelle aziende si conosce veramente l’inglese?

La nuova Rivoluzione Industriale si gioca in fabbrica e si chiama Industry 4.0: le aziende del settore manifatturiero di tutto il mondo si stanno adattando a questa nuova evoluzione dei sistemi di produzione, che vede al centro un’interconnessione assoluta tra macchine e processi. Per arrivare a questo traguardo è necessario che, in primo luogo, siano le persone a poter interagire tra di loro, e questo è possibile solo parlando la stessa lingua. In questo scenario, EF Corporate Solutions presenta i dati dell’EF EPI-c, unico indice, a livello mondiale, relativo alla competenza linguistica delle aziende, secondo cui i dipendenti del settore manifatturiero, nel mondo, presentano una debole conoscenza della lingua inglese che arriva a malapena al livello B1, con un punteggio medio di 51,41/100. L’analisi intraziendale di questo settore mostra un’ampia differenza in termini di competenze linguistiche nelle varie posizioni lavorative. Nello specifico, il punteggio medio per i lavoratori che ricoprono funzioni di logistica e stoccaggio è 38 (livello A2, ovvero una conoscenza scolastica dell’inglese), mentre chi si occupa di ricerca scientifica totalizza il punteggio più alto del settore (56, livello intermedio B1). In produzione, contabilità e amministrazione la conoscenza dell’inglese è elementare, mentre il personale dei reparti marketing e PR, HR, IT e la Direzione registrano livelli di competenza più elevati, in quanto più esposti al clima di internazionalizzazione in cui verte oggi il settore produttivo. L’English Margin Report di EF, associato a questa ricerca, mostra come l’88% dei clienti sia disposto a pagare un extra a quelle aziende con una padronanza dell’inglese migliore, mentre l’81% prenderebbe in considerazione la possibilità di scartare partner con una scarsa padronanza dell’inglese. Nel caso dell’Italia, il basso livello di competenza linguistica si riflette inevitabilmente anche sulla percezione delle nostre imprese all’estero: per puntare all’internazionalità è infatti necessario investire prima nella formazione linguistica dei lavoratori.

Marzo 2017

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