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Monday, 25 Settembre 2017

La Spagna ha rialzato la testa

Colpita duramente dalla crisi del 2008, la Spagna è oggi tra le economie più dinamiche in Europa, nonché il secondo produttore europeo - l’ottavo al mondo - nel settore automotive. Un mercato importante, insomma, per i produttori italiani: basti pensare che, secondo i dati Sace, la Spagna investirà nel 2019 circa 4,5 miliardi di euro in meccanica strumentale italiana.

a cura di Stefano Scuratti, Galileo Business Consulting e Consulente Area Internazionalizzazione di AIdAM

Maggio-Giugno 2017

Nei precedenti articoli abbiamo trattato importanti nazioni dell’Est Europa: Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia. Diversi fattori comuni ci permettono di definire il Centro-Est Europa come una regione che sta vivendo un importante momento di crescita industriale in cui non mancano opportunità di business per le aziende italiane. In questo articolo, come già visto analizzando l’economia inglese, vogliamo sostenere un concetto importante: valorizzare le opportunità per le aziende italiane sulla base dei volumi d’affari sviluppati nel comparto della meccanica strumentale negli ultimi tre anni e analizzando le proiezioni per il prossimo triennio.
In questo senso, l’economia spagnola sembra essere un primo importante esempio. Se, infatti, la Repubblica Ceca assorbe circa 1,3 miliardi di euro di meccanica strumentale italiana, con crescite simili ai mercati asiatici, la Spagna passerà dai 3,8 miliardi di euro di meccanica strumentale acquisita dall’Italia nel 2016 a circa 4,5 miliardi di euro nel 2019, secondo i dati Sace. La Spagna, pertanto, vedrà una crescita delle importazioni di meccanica strumentale italiana nel prossimo triennio di circa il 5,5% annuo fino a raggiungere i 700 milioni di euro di meccanica strumentale italiana installata nelle proprie linee produttive. Proprio su questo valore devono concentrarsi le aziende italiane: una crescita, e quindi un nuovo mercato, di 700 milioni di import equivale a oltre il 50% del valore totale delle importazioni ceche.

Dollar vs Percentage Growth
In parole più semplici, dobbiamo cominciare a pensare che il valore aggiunto di una nazione per le aziende esportatrici non sia rappresentato dalle percentuali di crescita dell’economia, quanto dal volume d’affari generato dalle aziende italiane in uno specifico settore, abbinato alle previsioni di crescita in percentuale in una data nazione. L’interesse sarà quindi comprendere il valore in euro che un dato paese è in grado di offrire alle aziende italiane nei prossimi tre anni. Tale concetto (“Dollar vs Percentage Growth”) guiderà le future analisi anche nel definire i “nuovi mercati”. I futuri articoli evidenzieranno come i nuovi mercati sotto questa chiave di lettura siano, di fatto, in Europa.
Un dato estremamente interessante nell’analizzare il valore monetario e la crescita in percentuale della meccanica strumentale italiana nei vari paesi europei è che spesso proprio le nazioni con i maggiori volumi in termini di fatturato sviluppano anche i più alti tassi di crescita nell’acquisto di meccanica strumentale italiana.
Non è pertanto corretto pensare che là dove la meccanica strumentale italiana registra i volumi più bassi le opportunità di crescita siano superiori. I numeri dimostrano esattamente il contrario: laddove la meccanica strumentale è già presente e le aziende italiane hanno potuto dimostrare le loro capacità sia da un punto di vista tecnologico che imprenditoriale ci sono maggiori opportunità di crescita. Nei prossimi numeri prenderemo, quindi, in considerazione economie quali Francia, Germania e Stati Uniti per validare la nostra opinione.

Un’economia dinamica nel dopo crisi
La Spagna è una monarchia costituzionale con una popolazione di circa 46,4 milioni di abitanti, un PIL pro capite di 22.279 euro e un PIL complessivo che supera di poco il miliardo di euro. Con un tasso di inflazione molto basso e un debito rispetto al PIL di circa il 100%, questa economia presenta numeri simili a quella italiana. Durante la crisi finanziaria, il tasso disoccupazione ha di fatto superato i livelli italiani; tuttavia oggi la Spagna cresce intorno al 3%, attestandosi tra le economie più dinamiche del dopo crisi e registrando un tasso disoccupazione dell’11% circa.
È bene ricordare che la penisola iberica, al di là dei numeri del proprio PIL che ne fanno la quattordicesima potenza mondiale, rappresenta da sempre un ponte verso il Nord Africa e soprattutto un partner preferenziale per lo sviluppo di rapporti commerciali in Centro e Sud America. La maggior parte della forza lavoro spagnola è distribuita nei servizi (76%), nell’industria (14%), nelle costruzioni (6%) e nell’agricoltura (4%).
L’Istituto Nazionale di Statistica segnala che nel corso del 2015 il tasso di crescita più basso è stato segnalato nell’agricoltura (0,5%) e nei servizi (2,9%), mentre il dato più significativo viene proprio dall’industria, cresciuta del 3,6%, e dal settore delle costruzioni (+5,8%).
Il secondo produttore in Europa
nel settore automotive
Per quanto riguarda le importazioni, i settori più importanti per la Spagna sono l’energia (circa 20%), i prodotti chimici (16%), il settore automobilistico (13%) e i beni di consumo (12%). La Germania è il primo partner commerciale della Spagna, con una quota del 13%. Seguono la Francia (10,8%), la Cina (8,6%) e l’Italia (6,3%). L’Italia è quindi tra i principali partner commerciali del paese iberico, soprattutto nella vendita di prodotti chimici, componenti e accessori per l’industria automobilistica e prodotti siderurgici. I principali investimenti italiani nel paese interessano la fabbricazione di materiale e macchinari elettrici (37%), il commercio all’ingrosso (15%) e le costruzioni edili (7%).
Il settore automotive è spesso utilizzato quale chiave di lettura del grado di automazione di una nazione. La Spagna è il secondo produttore in Europa e l’ottavo al mondo. Vanta il primato europeo nell’ambito dei veicoli industriali con la presenza di 9 multinazionali e 17 impianti di produzione. Circa l’83% dei veicoli prodotti in Spagna vengono venduti all’estero, in un centinaio nazioni e - dato ancora più interessante - la Spagna è sede di circa 1000 aziende di piccole e medie dimensioni che costituiscono il settore dei fornitori per l’industria automotive.
Questo settore rappresenta circa il 10% del PIL e il 20% delle esportazioni nazionali, dando lavoro a 300.000 persone. Nel 2014 la produzione industriale spagnola nel settore è cresciuta dell’11%, raggiungendo i 2,4 milioni di autovetture prodotte, poi salite a 2,6 milioni nel 2015. Per il 2017 si pensa che la produzione industriale possa raggiungere i 3 milioni di veicoli prodotti, grazie a 9 multinazionali che attualmente stanno investendo circa 10 miliardi nel paese. Le piccole e medie aziende subfornitrici rappresentano, invece, un turnover di circa 30 miliardi destinato per il 60% all’esportazione.

Un network importante per la R&S
È alto il livello tecnologico delle aziende produttrici spagnole, con un tasso di circa 89 robot ogni 10.000 dipendenti. La R&S in Spagna è supportata da un network importante di cluster nel settore automotive e dalla presenza di 34 parchi tecnologici. Tra le associazioni di settore più importanti si ricordano ANFAC per i produttori di autoveicoli e SERNAUTO per le subforniture al comparto.
Il sistema fiscale spagnolo prevede un’imposta sul reddito che parte dal 19% per le fasce sotto i 12.500 euro fino ad arrivare al 45% per le fasce superiori ai 60.000 euro. L’aliquota d’imposta generale che si applica alla base imponibile è del 25% e le aziende con dimensioni inferiori ai 10 milioni di euro possono applicare un’aliquota del 15% fino a 300.000 euro. L’IVA è pari al 21% e si riduce al 10 e al 4 su determinati beni e servizi. Il costo della manodopera prevede stipendi medi di 22.000 euro per un operaio, 21.000 per un impiegato e 51.000 per i dirigenti.


Sitografia / Webliography
http://guidetobusiness.es/en/capitulo-1/
http://www.investinspain.org/invest/en/-invest-in-spain/spain-profile/spain-in-numbers/index.html
http://www.sernauto.es/en/sernauto/objetives  (associazione subforniture / subcontracting association)
http://www.investinspain.org/invest/en/sectors/automotive/overview/index.html (automotive)

 

 

FOREIGN MARKETS

Spain Has Stood Up

Damaged significantly by the 2008 crisis, Spain is today one of the most dynamic economies in Europe, as well as the second largest European manufacturer - the eight in the world - in the automotive sector. Quite an important market for Italian producers as, according to Sace agency, Spain is expected to invest about 4.5 billion euro into Italian mechanical goods.

In previous articles we have covered major nations of Eastern Europe, such as the Czech Republic, Romania, Slovakia and Slovenia. Several were the common factors that let us define the Central-Eastern Europe as a region that is experiencing quite a relevant industrial growth with business opportunities for Italian companies. In this article, as already seen analyzing the UK economy, we want to claim an important concept: to highlight the opportunities for Italian companies on the basis of business volumes developed in the sector of mechanical goods in the last three years and analyze the projections for the next three years.
The Spanish economy then seems to be an important example. We have seen, in fact, that the Czech Republic accounts for approximately 1.3 billion euro of Italian mechanical goods with growth rates similar to the Asian markets. Spain will increase from 3.8 billion euro of mechanical goods purchased from Italy in 2016 to around 4.5 billion euro in 2019, according to Sace agency. Spain will therefore increase its imports of Italian mechanical engineering in the next three years by about 5.5% per year and will reach about 700 million euro of Italian mechanical goods to their production lines. companies should then focus right on these figures: a growth, and thus a new market, of 700 million euro amounts to over 50% of the Czech imports total value.

Dollar vs Percentage Growth
In simpler words, we should start thinking that the added value of a nation for exporting companies is not represented by the economy growth rates rather than by the business volume generated by the Italian companies in a specific sector, combined with the growth forecasts in percent in the given nation. It is interesting to understand the euro value that a given country is able to provide to Italian companies over the next three years. This concept (“Dollar vs Percentage Growth”) will guide future analysis even in identifying the “new markets”. The next articles will highlight how new markets, in this view, are in fact in Europe.
When analyzing the monetary value and growth as a percentage of the Italian mechanics in the various European countries, it is extremely interesting to notice that nations with the largest volume of turnover often develop the highest growth rates in the purchase of Italian mechanics.
It is therefore not correct to think that high growth opportunities are associated to low export volumes of Italian mechanical goods.
The figures show exactly the opposite: wherever the Italian mechanical goods are already in the country and Italian companies have been able to show their skills both from a technological and commercial point of view, then there are interesting opportunities for future growth. To validate our opinion we will therefore consider economies such as France, Germany and the United States in the next issues.

A dynamic economy after the crisis
Spain is a constitutional monarchy with a population of about 46.4 million inhabitants, a per capita GDP of about €22,279 and a gross domestic product of just over one billion euro. With a very low inflation rate and a debt to GDP ratio of about 100%, this economy has similar figures compared to Italy. During the financial crisis, the unemployment rate exceeded the levels of Italy and yet today Spain is growing by around 3%. It is indeed one of the most dynamic post-crisis economies, with an unemployment rate of about 11%.
It is good to remind that the Iberian peninsula, regardless of its GDP that makes it the 14th world economy, has always been a bridge to North Africa and especially a preferred partner for the development of business relations in Central and South America.
Most of the Spanish work force is in services (76%), industry (14%), construction (6%) and agriculture (4%). According to the National Statistics Institute, in 2015 the lower growth rate was in agriculture (0.5%) and services (2.9%), while the most significant data come precisely from the industry, grown by 3.6% and the construction sector, grown by 5.8%. Industry is one of the main growth driver of the Spanish economy, the target sector for the Italian mechanical goods.

The second European manufacturer in the automotive sector
As regards to imports, the most important sectors for Spain are energy, which accounts for approximately 20%, chemicals (16%), automotive (13%) and consumer goods (12%). Spain’s top trading partners are Germany (13%), France (10.8%), China (8.6%) and Italy (6.3%). Italy ranks therefore among the main trading partners in the country especially as for chemical products, components and accessories for the automotive industry and steel products. The main Italian investments in the country deal with the manufacturing of electrical machinery for 37%, wholesale for 15% and constructions for 7%.
The automotive sector is often used as a key to understanding a nation’s degree of automation. Spain is the second largest manufacturer in Europe and the eighth in the world. It boasts the primacy in Europe in industrial vehicles, with the presence of about 9 multinationals and 17 manufacturing plants in the country. An interesting data is that about 83% of the vehicles produced in Spain are sold abroad in about 100 nations and, even more interesting, Spain has about 1,000 small and medium-sized companies that make up the supply industry for the automotive sector.
This sector accounts for about 10% of the GDP and 20% of national exports, employing 300,000 people. In 2014, the Spanish industrial production in this sector grew by 11% to 2.4 million cars produced, which have grown further to 2.6 million in 2015. For 2017, industrial production is expected to reach 3 million vehicles produced thanks to 9 multinational companies currently investing about 10 billion in the country. Small and medium-sized suppliers represent a turnover of about 30 billion, 60% of which addressed abroad.

An important network for R&D
The technology level for Spanish manufacturers is quite high, with about 89 robots per 10,000 employees. The R&D in Spain is supported by an important network of clusters in the automotive sector and a by 34 technological parks. Among the major associations are ANFAC, for vehicle manufacturers, and SERNAUTO for the subcontracting sector.
The Spanish tax system is based on an income tax starting from 19% for levels under €12,500 up to 45% for levels higher than €60,000. The general tax rate applied to the tax base is 25% and the companies smaller than 10 million euro may apply a 15% rate up to €300,000. The VAT is 21% and is reduced to 10 and 4 on certain goods and services. Labour costs provide average salaries of €22,000 for workers, 21,000 for employees and 51,000 for managers.   

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